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Estero
Siria: Clinton a summit Istanbul, via assad e transizione
Redazione
14 anni fa

Qualcosa si muove nella crisi siriana: dal vertice russo-cinese di Pechino è venuta la proposta di una conferenza internazionale pwer l'attuazione del piano di pace di Kofi Annan, mentre occidentali e Lega Araba, riuniti da ieri sera a Istanbul, premono per un nuove sanzioni contro Damasco e l'avvio di un processo di "transizione". Con la Russia ci sono fragili segnali di disgelo. Ma il vertice di Istanbul ha risposto negativamente alla proposta di Mosca di coinvolgere anche l'Iran in una futura trattativa internazionale. A Istanbul la segretaria di Stato Usa Hillary Clinton si è pronunciata per una 'strategia di transizione' che preveda "un completo trasferimento di potere da parte di Assad" e la formazione di un governo transitorio "pienamente rappresentativo" che porti a "elezioni libere". Si lavora però per ora soprattutto per fermare il bagno di sangue in corso nel paese arabo. L'opposizione ha accusato il regime di essere responsabile di una nuova strage di civili. Si parla di un centinaio di vittime. "La strategia di Damasco rischia di produrre un genocidio, se non si interviene rapidamente" ha avvertito oggi il titolare della Farnesina Giulio Terzi, presente per l'Italia al vertice degli "Amici della Siria" a Istanbul accanto a Clinton, e ai ministri di Francia, Germania, Regno Unito, Turchia, Arabia Saudita, Giordania, Marocco e Qatar, presidente della Lega Araba. La Francia ha annunciato che ospiterà il prossimo vertice il 6 luglio a Parigi. Un intervento militare internazionale "modello Libia", con mandato dell'ONU, al momento sembra escluso per il veto di Cina e Russia. Ma USA e Lega Araba premono perché dal Palazzo di Vetro venga ora una nuova bordata di sanzioni contro il regime Assad, sulla base del Capitolo VII dello statuto delle Nazioni Unite. Una proposta in questo senso è venuta formalmente dalla Lega Araba, che ha precisato di non chiedere al momento un'azione militare. Il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ha avvertito Damasco che 55 paesi sono già pronti ad imporre la "massima pressione finanziaria". Qualcosa intanto pare muoversi anche nella strategia di Mosca, grande protettrice del regime siriano. Il viceministro degli esteri Gennady Gatilov ha fatto sapere per la prima volta che Mosca "non ha mai detto" che Assad "deve per forza restare al potere alla fine di un processo politico". Dal vertice di Istanbul è venuto un chiaro appello al coinvolgimento di Mosca, "un partner essenziale" ha detto Terzi, rilevando "segnali che l'appoggio di Mosca al regime Assad non è scontato". I paesi partecipanti al summit di Istanbul hanno deciso di costituire un 'Gruppo di coordinamento' per lavorare all'uscita dalla crisi, l'avvio di un processo di transizione e il sostegno all'opposizione. Una delle ipotesi di lavoro, secondo la stampa americana, sarebbe una formula 'alla yemenita', che comporterebbe un salvacondotto per Assad nel caso lasciasse il potere. Una prospettiva complicata dalle divisioni emerse fra opposizione armata 'interna' ed 'esterna', e dai connotati potenzialmente esplosivi del conflitto religioso 'settario' latente fra sunnita e alawiti e dal rischio di un cotagio ai paesi vicini, in particolare al Libano. L'idea di una conferenza internazionale lanciata da Russia e Cina, con la partecipazione di tutti gli stati in grado di esercitare pressioni sui protagonisti della crisi - governo Assad e opposizione, con una forte presenza dei Fratelli Musulmani - ha suscitato perplessità ad Istanbul soprattutto perché propone una partecipazione dell'Iran, oggi principale alleato di Damasco. "L'opinione generale è che questa ipotesi non abbia senso" ha riferito Terzi, "perché coinvolgerebbe una parte in causa" ATS

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