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Terremoto
Siria, arrivano i primi aiuti alle aree ribelli
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Keystone-ats
4 anni fa
Degli oltre 20mila morti contati finora, 4mila si registrano nelle varie regioni della Siria frammentata e afflitta da 12 anni da un conflitto armato su scala regionale senza fine.

Dopo quasi cinque giorni dal terremoto, un convoglio di appena sei camion dell'Onu è entrato nei devastati territori siriani nord-occidentali, fuori dal controllo governativo e più vicini al confine turco, dove decine di località risultano ancora isolate dai soccorsi e dove si stanno spegnendo le già flebili speranze di recuperare vivi alcuni superstiti del sisma di lunedì. Degli oltre 20mila morti contati finora, 4mila si registrano nelle varie regioni della Siria frammentata e afflitta da 12 anni da un conflitto armato su scala regionale senza fine. La zona più colpita è quella di Afrin e di Idlib. I bilanci vengono aggiornati di ora in ora, ma i soccorritori nel remoto nord-ovest, raggiungibile di fatto solo dalla Turchia, ribadiscono di non avere i mezzi per scavare in quello che definiscono "un tappeto senza fine di macerie".

Gli aiuti

Nonostante la corsa spontanea della solidarietà da parte dei siriani delle zone meno colpite, sia il governo centrale di Damasco, sostenuto da Iran e Russia, sia le autorità siriane del nord-ovest filo-turche chiedono alla comunità internazionale di accelerare le procedure per l'invio di aiuti. Questi sono giunti da alcuni Paesi arabi del Golfo, dall'Iran, dalla Russia e da altri Paesi, agli aeroporti di Damasco, Aleppo e Latakia, questi ultimi due nel cuore delle zone disastrate controllate dal governo. La distribuzione, affidata alla Mezzaluna rossa siriana, entità controllata dal governo, fatica a superare gli ostacoli logistici e le preesistenti dinamiche clientelari locali. L'Unione europea ha risposto alla richiesta del governo siriano dando il via libera alle protezioni civili degli Stati membri di spedire aiuti alla Mezzaluna rossa di Damasco. Italia e Romania si sono già attivate e un primo carico italiano è in viaggio attraverso il Libano. La Francia, dal canto suo, strenua sostenitrice della linea dura contro Damasco, ha annunciato di aver stanziato in tutto 12 milioni di euro per aiuti che saranno gestiti in larga parte da organizzazioni non governative che operano nelle aree del nord-ovest e dalle agenzie dell'Onu.

La denuncia ad Ankara

Su tutto emerge un quadro della distribuzione tardivo rispetto all'emergenza dei soccorsi e che riflette le divisioni politico-militari pre-esistenti al terremoto di lunedì. Organizzazioni siriane del nord-ovest denunciano il no di Ankara a far passare aiuti provenienti dalle zone curdo-siriane e dal vicino Iraq. Analogamente, aiuti dalle zone governative non passano verso le aree nord-occidentali. Tre valichi frontalieri con la Turchia sono stati aperti ma da lunedì sono passati solo i 6 camion odierni dell'Organizzazione mondiale della migrazione (Iom) con coperte, materassi e tende da campo per circa 5mila sfollati. Centinaia di senza tetto ci sono solo nel nord-ovest siriano, denuncia l'Osservatorio siriano per i diritti umani. "Sei camion dopo 80 ore dal sisma sono davvero pochi. È una vergogna", afferma Rami Abderrahman dell'Osservatorio. Su questo è intervenuto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterrres: "Questo è il momento dell'unità, non di politicizzazioni o divisioni, è il momento di fornire un enorme sostegno... ora è il momento di esplorare tutte le strade possibili per portare aiuti e personale in tutte le aree colpite. Dobbiamo mettere le persone al primo posto".

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