
Decine di migliaia di siriani sono stati uccisi da armi convenzionali in più di due anni di violenze e la comunità internazionale continua a discutere dell'opportunità di intervenire militarmente nel Paese di fronte all'allarme sul presunto uso di "armi chimiche", ancora non dimostrato a pieno da fonti indipendenti. Mentre il regime di Damasco, che rifiuta gli ispettori Onu, è tornato oggi ad accusare al Qaida, con la complicità della Turchia, di aver fatto ricorso ad arsenali proibiti contro civili. Dopo che il presidente Usa Barack Obama aveva in passato affermato che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti in soccorso dei siriani solo nel caso che il regime avesse usato armi chimiche, la Casa Bianca ha oggi frenato anche su questa ipotesi: secondo il portavoce Jay Carney, qualora l'uso di armi proibite da parte del regime di Damasco venisse confermato, tra le opzioni per una adeguata risposta c'è anche, ma non solo, la forza militare. Gli Usa prendono tempo: Obama - ha detto Carney - è in attesa di una "valutazione finale" sulla questione. Incontrando il re giordano Abdallah, lo stesso Obama in serata ha ammesso: se l'uso di armi di distruzione di massa contro civili venisse confermato, questo cambierebbe le cose. Da parte sua, il primo ministro britannico David Cameron ha definito oggi "estremamente gravi" le "prove limitate, ma crescenti" sull'utilizzo di armi non convenzionali, ricordando che se ciò dovesse essere confermato si tratterebbe di "crimine di guerra". Cameron si è riferito ai sempre più numerosi filmati amatoriali e alle concordanti testimonianze mediche e giornalistiche, provenienti dal nord della Siria e dalla regione di Damasco, circa il ricovero di civili e di ribelli affetti da patologie che possono esser causate dall'esplosione ad agenti chimici. In questi giorni, si è parlato in modo insistente - senza che ci sia la prova definitiva - dell'uso da parte dell'aviazione governativa di gas nervino in zone solidali con la rivolta. ATS
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