
L'opportunità di trovare una soluzione politica alla mattanza siriana è riemersa oggi, seppur timidamente, grazie all'apertura espressa dalle autorità di Damasco alla proposta russa di tenere a Mosca un tavolo preparatorio per una conferenza di dialogo tra regime e opposizioni. Questo mentre un nuovo rapporto umanitario ha reso noto che nel 2014 quasi ogni giorno un civile siriano è morto per fame o mancanza di medicine nelle regioni assediate dalle forze governative nel contesto delle violenze che da circa quattro anni lacerano il Paese. Tra i 313 civili morti documentati dall'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), 101 sono minori e 34 sono donne. La conta va dal 1 gennaio al 26 dicembre 2014 e considera in particolare i decessi avvenuti nelle regioni di Damasco e Homs per mancanza di nutrizione e assenza di medicinali. Sempre l'Ondus, che dal 2007 si avvale sul terreno di una fitta rete di ricercatori, avvocati e fonti mediche, ha documentato la morte dalla vigilia di Natale a Santo Stefano di 115 civii, tra cui 26 minori, uccisi da bombardamenti dell'aeronautica militare di Damasco su varie zone che non sono più controllate dalle truppe governative. Le regioni più colpite sono quelle di Aleppo, Idlib e Damasco, ma in proposito i media del regime parlano solo di operazioni di terra e riferiscono dell'uccisione di "numerosi terroristi". Sul piano diplomatico, il sì di Damasco alla proposta russa sembra riaprire una finestra di opportunità alla diplomazia. La Russia, assieme all'Iran, è uno storico alleato della famiglia Assad al potere da mezzo secolo. E la proposta di Mosca appare calibrata sulle esigenze di Damasco. Le condizioni poste dal governo siriano sono che non ci deve essere "interferenza straniera", che "sia tenuto conto delle aspettative dei siriani" e che "si continui sulla strada della lotta al terrorismo".
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