
La Siria deve dimostrare "con prove credibili" di aver abbandonato il suo programma di armi chimiche e "chiarire le discrepanze scoperte" nelle sue dichiarazioni iniziali in merito al proprio arsenale. Così 50 Stati parte dell'Opac, soprattutto occidentali, in una dichiarazione congiunta. Nei giorni scorsi la Siria ha ammesso di aver nascosto alla comunità internazionale un altro sito di produzione di armi chimiche e tre laboratori di ricerca. I 50 Paesi firmatari della dichiarazione, promossa da Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Canada, intendono mantenere la pressione su Damasco, soprattutto dopo l'ultimo rapporto degli ispettori sui "continui e sistematici" attacchi con gas cloro contro la popolazione civile, compiuti nel corso del 2014 e attribuiti al regime di Bashar al Assad. "L'uso di cloro o di qualsiasi altro agente tossico come arma è una chiara violazione della Convenzione sulle armi chimiche", alla quale la Siria ha aderito un anno fa dopo un accordo Usa-Russia per evitare la risposta occidentale alla strage di Ghouta di agosto 2013. "Tutti gli autori di atti atroci e crimini di guerra in Siria, incluso l'uso di armi chimiche, dovranno risponderne", si legge ancora nel testo, letto stamani al Consiglio Esecutivo dell'Opac dall'ambasciatore italiano Francesco Azzarello, e nel quale si fa appello allo stesso Consiglio di "considerarne le necessarie conseguenze". Damasco, conclude la dichiarazione, deve "fornire piena cooperazione all'Opac per la rapida distruzione" dei restanti siti di produzione sul suo territorio.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

