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Estero
Siria: 30 uccisi tra cui cinque ragazzini, domenica sciopero
Redazione
15 anni fa

Nel venerdì di protesta che precede sia le annunciate elezioni municipali di lunedì prossimo - le prime dallo scoppio delle proteste - sia lo sciopero generale a oltranza convocato a partire da dopodomani, almeno 30 persone, tra cui cinque ragazzini, sono state uccise in Siria secondo attivisti dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. I media ufficiali riferiscono dell'uccisione da parte di terroristi di una bambina e del ferimento di 14 tra poliziotti e civili. La giornata di protesta è stata indetta nel tradizionale venerdì di preghiera islamica dai leader del movimento non violento al nome dello "Sciopero della dignità" previsto per domenica prossima nell'ambito di una "più vasta campagna di disobbedienza civile". Lunedì 12 si dovrebbero aprire le urne per il rinnovo dei consigli municipali. Si tratta delle prime consultazioni dall'inizio delle proteste quasi nove mesi fa. Raduni anti-regime si sono svolti oggi nei diversi epicentri della rivolta: dalla regione meridionale di Daraa a quella nord-orientale di Qamislhi, da quella nord-occidentale di Idlib a quella orientale di Dayr az Zor passando per il fulcro delle violenze, la regione centrale di Homs. Qui, secondo il bilancio in continuo aggiornamento delle vittime della repressione, sono caduti più della metà dei 30 uccisi complessivi. Tra questi figurano anche quattro ragazzini: Maher Hussein, 10 anni; Muhammad Nassar, 12; Abdelmajid Izzeddin, 12; Muhammad Kurdi, 13. A loro si aggiunge la bambina Iman Allush, uccisa a Sanamayn (Daraa) secondo attivisti da cecchini lealisti. L'agenzia ufficiale Sana smentisce questo bilancio e afferma che ad uccidere la piccola Iman sono stati terroristi armati, che a Sanamayn hanno ferito anche quattro civili e cinque poliziotti. Altrettanti sono stati feriti - sempre secondo la Sana - da terroristi a Tafas, altra località nel sud. E tre agenti sono rimasti feriti da colpi di arma da fuoco sparati da non meglio precisate bande armate a Latakia, principale porto nel nord-ovest del Paese. La tv di Stato ha trasmesso oggi nuove confessioni di presunti terroristi, che hanno ammesso di aver compiuto crimini di sangue contro civili e forze dell'ordine ma non hanno precisato i motivi della loro azione. Confessioni che gli attivisti, sui loro siti Internet, definiscono "una farsa", così come contestano la versione ufficiale del regime, che ha ieri attribuito a terroristi l'esplosione di un tratto di un oleodotto nei pressi di Homs. Secondo il Consiglio nazionale siriano (Cns), piattaforma di oppositori all'estero di cui fanno parte anche gli attivisti dei Comitati di coordinamento locali, le autorità di Damasco si servono del "pretesto di incidenti confessionali per giustificare il suo crimine, incendiando moschee, uccidendo giovani e torturandoli, rapendo donne e bambini...e ieri ha dato fuoco all'oleodotto accusando quelli che chiama gruppi armati". "Homs è circondata da importanti rinforzi militari - prosegue il Cns - da migliaia di soldati e da un numero incalcolabile di mezzi pesanti. Le forze del regime hanno eretto più di 60 posti di blocco all'interno di Homs". Per gli oppositori "tutte le informazioni, i video e gli attivisti sul terreno affermano che il regime si sta preparando a compiere un massacro collettivo per reprimere la rivoluzione a Homs e fare della città un esempio che serva alle altre regioni". Degli oltre 5.000 siriani uccisi - sempre secondo il bilancio dei Comitati - ben 1.742 provengono da Homs. Sul sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati, la lista aggiornata e dettagliata delle vittime, con indicazioni del luogo e della data della loro uccisione, è di 5.011 persone uccise, di cui 4099 civili e 910 tra militari e agenti dei servizi di sicurezza. Tra i civili figurano i nomi di 341 tra bambini e adolescenti, e quelli di 117 donne. L'Onu fornisce un bilancio di circa 4.000 uccisi in otto mesi di violenze. ATS

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