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«Sicurezza dello stretto di Hormuz: salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi»
©Altaf Qadri
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2 giorni fa
Lo si evince dal sito del governo britannico - Intanto, l'esercito statunitense ha indicato che la capacità dell'Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz è stata «indebolita» dal bombardamento di una struttura sotterranea dove erano stoccati missili da crociera e altre armi – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI


2 giorni fa
Su Arad impatto diretto di un missile, ingenti i danni e una bimba grave

Gravi danni ad Arad, una città del sud di Israele, a seguito dell'impatto diretto di un missile. È quanto affermano i servizi locali di soccorso. Lo si legge sul Times of Israel.

Tra i feriti di Arad c'è una bambina di 5 anni in gravi condizioni. Il Magen David Adom (Servizio Sanitario Nazionale israeliano) afferma che i suoi medici stanno curando diverse decine di feriti. L'esplosione del missile, che si ritiene trasportasse una testata convenzionale con centinaia di chilogrammi di esplosivo, ha causato ingenti danni a diversi edifici.

2 giorni fa
Almeno 30 feriti nella città di Arad, colpita da un missile

I servizi di emergenza medica israeliani hanno reso noto che stanno curando circa 30 persone con ferite di varia gravità a seguito dell'impatto di un missile balistico iraniano nella città di Arad, nel sud del Paese, che ha causato danni a diversi edifici. Lo scrive The Times of Israel. Dopo un primo attacco missilistico a Dimona, città che ospita un centro di ricerca nucleare strategico nel deserto del Negev, un altro missile è atterrato nella città di Arad, a circa 25 chilometri a nord-est, secondo la polizia.

Una prima valutazione dei servizi di soccorso ha indicato circa trenta feriti, mentre le prime immagini dei media locali mostrano ingenti danni in una zona residenziale di Arad. A sua volta, un riservista delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) è rimasto ferito in modo non grave e un altro in modo lieve a seguito dell'impatto di un colpo di mortaio nel nord di Israele: Lo ha riferito l'esercito.

Secondo l'Idf il colpo di mortaio lanciato da Hezbollah dal Libano ha colpito vicino alle truppe, che sono rimaste ferite dalle schegge. I due riservisti sono stati portati in ospedale e le loro famiglie sono state avvisate, ha aggiunto l'esercito. Le sirene antimissili hanno risuonato anche ad Haifa, nel nord di Israele, e sulle alture del Golan per la minaccia di missili balistici lanciati dall'Iran. Lo riporta Haaretz.

2 giorni fa
Due riservisti feriti nel nord di Israele per un colpo di mortaio dal Libano

Un riservista delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) è rimasto ferito in modo non grave e un altro in modo lieve a seguito dell'impatto di un colpo di mortaio nel nord di Israele: Lo ha riferito l'esercito.

Secondo l'Idf il colpo di mortaio lanciato da Hezbollah dal Libano ha colpito vicino alle truppe, che sono rimaste ferite dalle schegge. I due riservisti sono stati portati in ospedale e le loro famiglie sono state avvisate, ha aggiunto l'esercito.

Intanto, le sirene risuonano di nuovo nel sud di Israele mentre l'Iran lancia altri missili dopo l'attacco alla città di Dimona. Lo scrive Haaretz.

Le sirene antimissili stanno risuonando anche ad Haifa, nel nord di Israele, e sulle alture del Golan per la minaccia di missili balistici lanciati dall'Iran. Lo riporta Haaretz

Dal canto loro, in una dichiarazione, i ministri degli Esteri del G7 in cui i Paesi hanno espresso «sostegno ai partner nella regione di fronte agli inaccettabili attacchi compiuti dalla Repubblica Islamica dell'Iran e dai suoi alleati. Condannati con la massima fermezza gli irresponsabili attacchi del regime contro i civili e le infrastrutture civili, incluse le infrastrutture energetiche, in Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Iraq».

Secondo il G7, gli attacchi «ingiustificabili del regime iraniano contro questi Stati minacciano anche la sicurezza regionale e globale. Chiediamo la cessazione immediata e incondizionata di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano».

«Riaffermiamo - si legge nella dichiarazione - l'importanza di salvaguardare le rotte marittime e la sicurezza della navigazione, anche nello Stretto di Hormuz e in tutte le vie navigabili critiche associate, nonché la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la stabilità dei mercati energetici. Siamo pronti ad adottare le misure necessarie per sostenere l'approvvigionamento energetico globale, come il rilascio delle scorte deciso dall'Agenzia Internazionale per l'Energia l'11 marzo».

Il documento che rappresenta la prima dichiarazione in cui i ministri degli Esteri G7 si esprimono in modo unitario in merito alla guerra di Stati Uniti e Israele con l'Iran, attraverso una dichiarazione politica sulla quale hanno lavorato in modo particolare - a quanto si apprende - la presidenza francese insieme a Italia e Regno Unito.

Il G7 «ha affermato a più riprese che l'Iran non deve dotarsi di armi nucleari e che deve interrompere il suo programma di missili balistici, porre fine alle sue attività destabilizzanti nella regione e in tutto il mondo e cessare le atroci violenze e la repressione contro il suo stesso popolo. Sosteniamo il diritto dei paesi vittime degli ingiustificati attacchi da parte dell'Iran o dei suoi alleati a difendere i propri territori e a proteggere i propri cittadini. Ribadiamo il nostro sostegno incondizionato alla loro sicurezza, sovranità e integrità territoriale. Condanniamo gli efferati attacchi compiuti in Iraq dall'Iran e dalle sue milizie contro strutture diplomatiche e infrastrutture energetiche, in particolare nella regione del Kurdistan iracheno, nonché contro le forze statunitensi e della coalizione contro l'Isis e il popolo iracheno», conclude il testo.

Nel frattempo, il ministero degli Esteri saudita ha dichiarato l'addetto militare dell'ambasciata iraniana, il suo vice e tre diplomatici «persona non grata», concedendo loro 24 ore per lasciare il Paese. Lo scrive Iran International.

2 giorni fa
Salgono a 51 i feriti dell'attacco iraniano a Dimona

Sale a 51 persone ferite il bilancio dell'attacco iraniano alla città israeliana di Dimona a causa dell'impatto diretto di un missile. Tra i feriti un adolescente di 12 anni in gravi condizioni. Lo riferiscono i media israeliani citando i servizi di emergenza.

Nel frattempo, l'Iran ha rivendicato l'attacco alla città di Dimona. Si tratta di una «risposta» all'attacco «nemico» al sito nucleare iraniano di Natanz, ha annunciato la televisione di Stato iraniana.

Dal canto suo, l'Aiea, l'Agenzia per l'energia atomica delle Nazioni Unite, ha reso noto su X di «essere a conoscenza di segnalazioni relative a un incidente avvenuto nella città di Dimona, in Israele, che ha coinvolto l'impatto di un missile, e non ha ricevuto alcuna indicazione di danni al centro di ricerca nucleare Negev».

«Le informazioni provenienti dagli Stati regionali indicano che non sono stati rilevati livelli di radiazione anomali», prosegue.

Il direttore generale dell'agenzia Rafael Grossi ha sottolineato che «bisogna osservare la massima moderazione militare, in particolare nelle vicinanze degli impianti nucleari».

2 giorni fa
L'Ue riduce gli stock di gas, l'Iraq taglia la produzione di petrolio

Meno riserve di gas per il prossimo inverno con l'obiettivo di ridurre la domanda e non aumentare ulteriormente i prezzi. L'Europa assediata dal caro energia corre ai ripari e sceglie una strada apparentemente rischiosa ma quasi obbligata. In una lettera inviata ai 27, il commissario all'Energia Dan Jorgensen ha invitato tutti i Paesi membri ad abbassare gli obiettivi di stoccaggio di gas dal 90% all'80% in vista del prossimo inverno. In un momento in cui «l'offerta è tesa» è meglio usare «la flessibilità», ha suggerito il commissario danese.

La lettera è stata spedita mentre i Paesi membri, come ormai accade dal 2022, stanno cominciando a riempire gli stock di gas con il finire dell'inverno e in vista del prossimo, seguendo un programma che ha permesso all'Europa, in pochi anni, di sganciarsi dal gas russo. Jorgensen, nella missiva diffusa dal Financial Times, ha consigliato ai Paesi di iniziare gradualmente a riempire le riserve per evitare una «corsa di fine estate» che metterebbe pressione sui mercati, aspettando al contempo fino al 1 dicembre - un mese più tardi rispetto al previsto - per raggiungere gli obiettivi di stoccaggio. La mossa, ha rassicurato, Palazzo Berlaymont, non mette a rischio le case e le imprese europee il prossimo inverno. L'80% di stock è ritenuto sufficiente. Più allarmante è invece l'impennata dei prezzi del gas, aumentata in Europa in media del 21,5%.

Eppure, l'iniziativa della Commissione tradisce la crescente preoccupazione che nell'esecutivo Ue sta montando sull'impatto della guerra in Iran e nel Golfo. Il Qatar ha già avvertito che ci vorranno 5 anni per tornare ai livelli di export pre-guerra. L'Iraq, ormai pienamente coinvolto negli attacchi, ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere, ordinando la chiusura totale della produzione nelle aree di concessione interessate, senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. Il colpo sferrato ai Paesi del Golfo è duplice: agli attacchi ai giacimenti di petrolio e gas si aggiunge la chiusura del passaggio nello Stretto di Hormuz.

La crisi dell'export ha indotto a muoversi anche la Casa Bianca, che ha deciso di allentare le sanzioni per il greggio iraniano. In un lungo post sui social media il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che gli Usa permetteranno la vendita del petrolio di Teheran bloccato in mare. Si tratta - ha sottolineato Bessent -. di un'autorizzazione «a breve termine, mirata e circoscritta. Al momento, il petrolio iraniano soggetto a sanzioni viene accumulato dalla Cina a prezzi stracciati. Sbloccando temporaneamente questa offerta già esistente e rendendola disponibile al mondo intero, gli Stati Uniti immetteranno rapidamente sui mercati globali circa 140 milioni di barili di petrolio».

La mossa è arrivata mentre l'Iran sta inviando messaggi di facile interpretazione: sono l'Europa e gli Usa gli obiettivi della guerra dell'energia di Teheran. Il regime ha infatti fatto sapere di valutare l'apertura di Hormuz per le navi giapponesi. Quelle cinesi, nonostante la scarsa sicurezza della navigazione nello Stretto, hanno già un sostanziale placet. Secondo gli Usa, dopo gli ultimi bombardamenti americani nell'area la capacità dell'Iran di minacciare le navi nello Stretto di Hormuz è diminuita. Eppure, un altro fronte potrebbe aprirsi, quello dello Stretto di Bab-al-Mandeb che separa Gibuti dallo Yemen, nel mar Rosso. Dove gli Houthi, alleati dell'Iran, hanno già avvertito che potrebbero intervenire soprattutto se Donald Trump deciderà di invadere l'isola di Kharg.

2 giorni fa
Il G7 chiede all'Iran la «fine immediata e senza condizioni» degli attacchi

I Paesi del G7 chiedono all'Iran «la fine immediata e incondizionata» dei suoi attacchi «ingiustificabili». I ministri degli Esteri dei paesi del G7 (Germania, Canada, Usa, Francia, Italia, Giappone e Gb,) in un comunicato, scrivono di aver «fatto appello alla fine immediata e senza condizioni di tutti gli attacchi da parte del regime iraniano».

Intanto, a Eilat, in una zona industriale nel sud di Israele, sono scattati gli allarmi in seguito a lanci missilistici provenienti dall'Iran. Lo scrivono i media israeliani, tra cui Ynet e Haaretz.

Dal canto suo, l'esercito israeliano ha affermato in serata di aver colpito un centro universitario a Teheran collegato al «programma nucleare militare» della Repubblica islamica.

L'esercito israeliano ha «colpito un sito strategico di ricerca e sviluppo utilizzato dal regime terroristico iraniano per sviluppare componenti per armi nucleari a Teheran», ha annunciato in un comunicato. «La struttura dell'Università Malek Ashtar veniva utilizzata dalle industrie militari del regime (...) e dal programma missilistico balistico per sviluppare componenti e armi nucleari», ha affermato l'esercito.

«Questa università era sotto il controllo del ministero della Difesa iraniano ed è soggetta a sanzioni internazionali a causa delle sue attività e degli sforzi, compiuti nel corso degli anni, per promuovere il programma nucleare iraniano e sviluppare missili balistici», ha aggiunto l'esercito. Questo attacco rappresenta «un ulteriore passo nello sforzo in corso per ridurre la capacità del regime iraniano di progredire verso l'acquisizione di armi nucleari», ha concluso il comunicato.

Nel frattempo, il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, ha affermato che i missili iraniani hanno una «gittata tale da raggiungere le capitali europee: Berlino, Parigi e Roma, e sono tutte a portata di tiro diretta». Lo riporta The Time of Israel.

Le dichiarazioni di Zamir dopo che l'Iran ha lanciato un missile balistico intercontinentale con una gittata di 4'000 chilometri verso un obiettivo americano sull'isola di Diego Garcia.

2 giorni fa
Sale a 39 il bilancio dei feriti per l'attacco a Dimona

È salito a 39 il bilancio dei feriti nell'attacco missilistico a Dimona, località israeliana che ospita un centro nucleare. Lo hanno affermato i servizi medici israeliani. Tra loro c'è un bambino di 10 anni in condizioni serie, ma «pienamente cosciente».

Nel frattempo, l'Iran ha rivendicato l'attacco alla città di Dimona. Si tratta di una «risposta» all'attacco «nemico» al sito nucleare iraniano di Natanz, ha annunciato la televisione di Stato iraniana.

2 giorni fa
Gerusalemme nell'incubo della guerra, a rischio la Settimana Santa

A Gerusalemme la guerra si fa sentire anche all'interno delle mura della Città Vecchia, come non era quasi mai accaduto nel passato e, ad una settimana dall'inizio del periodo più importante per i cristiani, ancora non si sa in che modalità potrà svolgersi la Pasqua.

Sono a rischio i riti della Settimana Santa, a partire dalla processione della Domenica delle Palme, normalmente la più affollata dell'anno, che si dovrebbe tenere domenica 29 marzo. L'alternativa è una benedizione della città da parte del Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, dal colle del Dominus Flevit, dal quale si vede tutta la cosiddetta Città Santa. E il pensiero torna a sei anni fa, nel 2020, quando a causa del Covid le celebrazioni pasquali furono contingentate.

Intanto Papa Leone XIV oggi ha lanciato un nuovo monito contro la guerra. «Il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell'unità, del dialogo, del perdono e della pace», ha detto nell'udienza al movimento dei Focolari. «Anche attraverso di voi, Dio si è preparato, nei decenni passati, un grande popolo della pace, che proprio in questo momento storico è chiamato a fare da contrappeso e da argine a tanti seminatori di odio - ha detto il Pontefice - che riportano indietro l'umanità a forme di barbarie e di violenza».

Tornando alla situazione di Gerusalemme, al momento senza pellegrini, i francescani della Custodia hanno riferito: «Al momento presente non è possibile fare previsioni circa lo svolgimento delle celebrazioni della Settimana Santa. Siamo in costante dialogo con le autorità competenti e con le altre Chiese responsabili del Santo Sepolcro». E' aperto un confronto dunque con le forze di sicurezza israeliane ma la situazione è in continuo movimento e una soluzione potrebbe essere presa anche all'ultimo momento. In ogni caso, nel Santo Sepolcro, chiuso ai fedeli dal 28 febbraio (e un periodo così lungo di chiusura non c'era mai stato nella storia recente), «la comunità dei frati francescani non ha mai cessato, né di giorno né di notte, di svolgere le celebrazioni previste, i riti, le processioni quotidiane e le preghiere liturgiche».

Nei giorni scorsi mons. William Shomali, vicario del Patriarcato di Gerusalemme, aveva detto ai media vaticani: «Probabilmente ci permetteranno di celebrare la Settimana Santa all'interno, ma in numero ridotto». Sulla messa delle Palme aveva ricordato il divieto di assembramenti e quindi una sorta di «piano b», ovvero l'ipotesi che il cardinale Pizzaballa preghi nella cappella del Dominus Flevit «con un piccolo numero di sacerdoti e monaci e benedica la città da lì».

2 giorni fa
Resistenza iraniana: «Saldate le porte delle celle del carcere di Evin»

Diverse porte delle celle del carcere iraniano di Evin, quello in cui il regime degli ayatollah rinchiude i suoi oppositori, sarebbero state saldate, intrappolando i prigionieri al loro interno, per prevenire evasioni in caso di attacchi ma esponendo i reclusi a rischi altissimi in caso di crolli o di incendi. E' quanto riportano diverse fonti, a partire dal comitato delle donne del Ncri, il Consiglio nazionale della resistenza iraniana.

Secondo quanto riportano altre fonti online, gran parte delle guardie carcerarie avrebbero nel frattempo lasciato i loro posti, abbandonando il carcere.

2 giorni fa
Sirene d'allarme nel nord di Israele per razzi dal Libano

Le sirene d'allarme risuonano a Safed, Ma'alot-Tarshiha e in altre città della Galilea a seguito degli attacchi di Hezbollah provenienti dal Libano. Lo riporta il Times of Israel.

Nel precedente attacco - avvenuto circa due ore fa dopo una pausa durata otto ore - un razzo ha colpito Safed causando danni a una strada e agli edifici circostanti, ma senza provocare feriti.

Intanto, «le raffinerie indiane progettano» una possibile «ripresa dell'acquisto di petrolio iraniano», e «altre raffinerie in Asia stanno valutando un'azione simile dopo che Washington ha temporaneamente revocato» alcune «sanzioni per alleviare la crisi energetica» provocata dalla guerra in Medio Oriente: lo scrive la Reuters sul proprio sito web citando «alcuni operatori del settore».

2 giorni fa
Iran: «Le navi giapponesi possono passare a Hormuz, basta contattarci»

L'Iran è disposto ad aiutare le navi giapponesi ad attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un'intervista all'agenzia Kyodo News.

«Non abbiamo chiuso lo stretto. Dal nostro punto di vista, lo stretto è aperto», ha affermato Araghchi. «È chiuso solo alle navi appartenenti ai nostri nemici, i Paesi che ci attaccano. Per quanto riguarda gli altri Paesi, le loro navi possono attraversare lo stretto», ha affermato, secondo una trascrizione più completa in persiano dell'intervista pubblicata sull'account Telegram di Araghchi. Questi Paesi, tra cui il Giappone, devono semplicemente «contattare» l'Iran per discutere la logistica del passaggio sicuro, ha aggiunto il ministro degli Esteri iraniano.

Il Giappone è il quinto importatore di petrolio, il 95% del quale proviene dal Medio Oriente e il 70% transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Lunedì, Tokyo ha annunciato che avrebbe iniziato ad attingere alle sue riserve strategiche di petrolio, tra le più grandi al mondo, equivalenti a 254 giorni di consumo interno. Secondo i media statali iraniani, una fonte iraniana avrebbe minacciato Donald Trump con una «sorpresa» qualora decidesse di mettere piede sull'isola di Kharg. Lo scrive SkyNews citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. La fonte avrebbe affermato: «Se il terrorista Trump commetterà un errore a questo proposito, gli riserveremo una sorpresa tale che non sarà nemmeno in grado di rimuovere le bare dei suoi soldati dalla nostra terra».

Secondo i media statali iraniani, una fonte di Teheran avrebbe minacciato Donald Trump con una «sorpresa» qualora decidesse di mettere piede sull'isola di Kharg. Lo scrive SkyNews citando l'agenzia di stampa iraniana Tasnim. La fonte avrebbe affermato: «Se il terrorista Trump commetterà un errore a questo proposito, gli riserveremo una sorpresa tale che non sarà nemmeno in grado di rimuovere le bare dei suoi soldati dalla nostra terra».

Intanto, secondo un funzionario politico israeliano citato da Ynet, «la guerra contro l'Iran continuerà per settimane. La prolungheremo di almeno altre due settimane». Funzionari della sicurezza hanno stimato che per ora «il centro di gravità continuerà a essere l'Iran», ma che l'operazione militare in Libano «si intensificherà presto». Hanno affermato che Hezbollah subirà «colpi duri che finora siamo riusciti a evitare di infliggere. L'operazione sarà molto potente. Ci sarà un danno grave e profondo alla loro capacità di lanciare razzi e missili. Non arriveremo a una situazione in cui non avranno missili, ma l'obiettivo è una netta distanza oltre il fiume Litani».

Nel frattempo, centinaia di manifestanti sono scesi oggi in piazza nel centro di Londra per chiedere la fine della guerra in Iran. Lo riporta Sky News sottolineando che alla manifestazione, organizzata dalla coalizione Stop the War, gli attivisti hanno esposto cartelli con le scritte «fermate le guerre di Trump», «dite a Starmer: smettete di armare Israele», «basta con l'ipocrisia nucleare» e «smettete di bombardare l'Iran».

2 giorni fa
L'Iraq: «Riprese le forniture di gas iraniano»
2 giorni fa
«Sicurezza dello stretto di Hormuz: salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi»

Salgono a 22 i paesi pronti a impegnarsi per la sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo una tregua nella guerra scatenata tre settimane fa dagli attacchi israelo-statunitensi all'Iran.

Lo si evince dal sito del governo britannico dove si legge che altri 16 paesi hanno aderito alla dichiarazione congiunta dei leader di Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone. «In seguito alla pubblicazione, Canada, Repubblica di Corea del Sud, Nuova Zelanda, Danimarca, Lettonia, Slovenia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Repubblica Ceca, Romania, Bahrein, Lituania, Australia ed Emirati Arabi Uniti» hanno aderito all'iniziativa.

Indebolita capacità offensiva Iran su Hormuz

Intanto, l'esercito statunitense ha indicato che la capacità dell'Iran di minacciare lo Stretto di Hormuz è stata «indebolita» dal bombardamento, avvenuto questa settimana, di una struttura sotterranea dove erano stoccati missili da crociera e altre armi.

«Non solo abbiamo distrutto la struttura, ma anche siti di supporto ai servizi segreti e ripetitori radar missilistici utilizzati per monitorare i movimenti delle navi», ha affermato l'ammiraglio Brad Cooper, comandante del comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom), in un videomessaggio pubblicato sulla rete sociale X. «Di conseguenza, la capacità dell'Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti è stata indebolita e non smetteremo di perseguire questi obiettivi».

2 giorni fa
«I missili iraniani su Diego Garcia sono una minaccia agli interessi britannici»

Il Ministero della Difesa britannico ha criticato gli attacchi iraniani definendoli «una minaccia per gli interessi britannici» dopo le notizie relative al lancio di due missili balistici contro la base militare anglo-americana di Diego Garcia.

Lo riporta SkyNews citando il portavoce del Ministero: «Gli attacchi sconsiderati dell'Iran, che si abbattono su tutta la regione e tengono in ostaggio lo Stretto di Hormuz, rappresentano una minaccia per gli interessi britannici e per gli alleati della Gran Bretagna.»

«I jet della Raf e altri mezzi militari britannici continuano a difendere il nostro personale e le nostre truppe nella regione», ha proseguito la Difesa Gb sottolineando che «questo governo ha concesso agli Stati Uniti il permesso di utilizzare le basi britanniche per operazioni difensive specifiche e limitate.»

Secondo quanto appreso da Sky News, i missili sono stati lanciati contro Diego Garcia prima dell'aggiornamento fornito ieri dal governo britannico sull'utilizzo delle sue basi da parte degli Stati Uniti.

2 giorni fa
«L'Iraq blocca la produzione di petrolio in concessioni straniere»

L'Iraq ha dichiarato lo stato di forza maggiore su tutti i giacimenti petroliferi sviluppati da compagnie petrolifere straniere, ordinando la chiusura totale della produzione nelle aree di concessione interessate, senza alcun risarcimento previsto dai termini contrattuali. Lo scrive Reuters, citando tre funzionari del settore energetico.

«La navigazione attraverso lo Stretto è stata gravemente compromessa da un'attività militare senza precedenti» recita una lettera del ministero del petrolio in una lettera datata 17 marzo e visionata da Reuters.

2 giorni fa
L'Iran: «Usa e Israele attaccano l'impianto nucleare di Natanz»

Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito l'impianto nucleare iraniano di Natanz, ha dichiarato l'organizzazione per l'energia atomica della Repubblica islamica.

«A seguito dei criminali attacchi perpetrati dagli Stati Uniti e dal regime sionista usurpatore contro il nostro Paese, il complesso di arricchimento di Natanz è stato preso di mira questa mattina», ha affermato l'organizzazione in una dichiarazione diffusa dall'agenzia di stampa Tasnim, aggiungendo che «non è stata segnalata alcuna perdita di materiale radioattivo» nella zona dell'Iran centrale.

«L'Aiea è stata informata dall'Iran che il sito nucleare di Natanz è stato attaccato oggi. Non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazione al di fuori del sito. L'Aiea sta esaminando la segnalazione». Lo scrive l'Agenzia per l'energia atomica delle Nazioni Unite su X. «Il direttore generale, Rafael Grossi, ribadisce l'appello alla moderazione militare per evitare qualsiasi rischio di incidente nucleare».

2 giorni fa
Operazione terrestre dell'esercito israeliano nel sud del Libano

L'Idf ha comunicato di essersi scontrato con Hezbollah nel sud del Libano, uccidendo quattro persone. Lo si legge su Telegram. «Durante un'operazione di terra mirata nel Libano meridionale, le truppe della 91esima Divisione hanno identificato diversi terroristi armati di Hezbollah. Le truppe hanno eliminato un terrorista in uno scontro a terra. Inoltre, hanno diretto un aereo dell'Aeronautica Militare Israeliana che ha colpito diversi altri terroristi che avevano aperto il fuoco contro truppe Idf. Successivamente, le truppe hanno eliminato altri tre terroristi con il fuoco dei carri armati».

Non sono stati segnalati feriti tra le truppe Idf. Nello stesso comunicato si specifica che inoltre, l'Aeronautica Militare Israeliana, agendo su informazioni di intelligence Idf, ha colpito diverse sedi di Hezbollah a Beirut.

2 giorni fa
Teheran conferma l'attacco all'isola Diego Garcia

Teheran conferma di aver lanciato due missili balistici contro la base congiunta anglo-americana sull'isola di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, a 3.810 chilometri dall'Iran: lo scrive Mehr.

«Questo lancio rappresenta un passo significativo nel confronto con gli Stati Uniti», sottolinea l'agenzia. Il fatto che l'Iran abbia preso di mira l'isola suggerisce che i suoi missili abbiano una gittata maggiore rispetto a quanto stimato. Il mese scorso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva affermato che Teheran aveva deliberatamente limitato la gittata dei propri missili a 2.000 km.

2 giorni fa
Bessent: «L'Iran testa del terrorismo mondiale, lo stiamo vincendo»

«L'Iran rappresenta la testa del serpente del terrorismo globale e, grazie all'operazione Epic Fury del presidente Trump, stiamo vincendo questa battaglia cruciale a un ritmo persino più rapido del previsto». Lo scrive sui social media il segretario al Tesoro americano annunciando il via libera, temporaneo, alla vendita di petrolio iraniano già in navigazione.

«In risposta agli attacchi terroristici dell'Iran contro le infrastrutture energetiche globali, l'amministrazione Trump continuerà a dispiegare la potenza economica e militare dell'America per massimizzare il flusso di energia verso il mondo, rafforzare l'offerta globale e adoperarsi per garantire la stabilità del mercato», ha sottolineato Bessent.

2 giorni fa
L'Iran lancia due missili contro l'isola Diego Garcia

L'Iran ha lanciato due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, ma non ha colpito la base militare americano-britannica che sorge sull'isola nell'Oceano Indiano. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando diverse fonti ufficiali statunitensi. Uno dei missili ha avuto un malfunzionamento durante il volo, mentre una nave da guerra americana ha lanciato un intercettore SM-3 contro l'altro, ha precisato il quotidiano. Non è chiaro quando sia avvenuto l'attacco.

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