
"Risentire questi rumori non mi ha fatto certo piacere, è come tornare indietro al 24 febbraio". A parlare è Andrea Cisternino, cittadino italiano che vive nell'Oblast di Kiev, dove gestisce un rifugio per gli animali. Questa mattina anche lui ha sentito i missili che hanno colpito la vicina capitale. "Uno è passato sopra la nostra testa e si è schiantato da un'altra parte. Per due o tre ore hanno continuato a lanciare missili contro la città e contro la gente".
Cisternino ha vissuto la prima invasione, quando dalla Bielorussia sono scese le truppe di Putin. Per 40 giorni, dal 24 febbraio al 2 aprile, l'area in cui vive, a una 40ina di kilometri da Kiev, è stata circondata. "Abbiamo avuto aerei, elicotteri, artiglieria. Siamo stati 40 giorni in mano ai russi e ai ceceni. Avevamo i carri armati tutti intorno. Quello di oggi è un attacco diverso, con missili e droni kamikaze. Sono ordigni che vanno a colpire anche la popolazione civile: un missile è esploso vicino a un parco giochi, potevano esserci anche bambini tra le vittime".
Il problema, spiega ancora Cisternino, è che non si sa dove i missili vanno a colpire. "Basta un missile deviato o in avaria che cade sul rifugio e farebbe un disastro. Ma come sono rimasto durante quei 40 giorni di bombardamento...la corrente è stata tolta, siamo tornati indietro al 24 febbraio. Non vediamo i soldati, vediamo i missili".

