
Molte donne di fede islamica, anziché porgere la mano, se la portano al cuore. Lo fanno per evitare contatti con uomini che non fanno parte della propria famiglia. Non è una forma di scortesia, ma un adempimento ai doveri imposti dalla propria religione.
Farah Alhajeh, una ventiquattrenne svedese di origine musulmana, ha visto porre fine al suo colloquio di lavoro presso una prestigiosa azienda di Uppsala per essersi rifiutata di stringere la mano ad un membro della commissione giudicante. La giovane cercava un impiego come interprete e, scossa dalla reazione del datore di lavoro, ha intentato, e vinto, una causa contro la ditta.
A riferirlo è la BBC, aggiungendo che la suddetta azienda è stata condannata a pagare alla giovane un risarcimento di 40mila corone svedesi. Il giudice ha infatti ritenuto discriminatorio il comportamento del principale, sebbene altre fonti attestino che Farah non avrebbe comunque ottenuto il posto o, addirittura, non avrebbe passato l’esame.
Il caso in questione sarà sicuramente oggetto di ulteriori dibattiti riguardanti il delicato tema dell’immigrazione, specialmente in Svezia che, dall’ondata migratoria del 2015, è diventata il Paese europeo con il massimo numero di migranti in proporzione ai cittadini. E con le elezioni dietro l'angolo...
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