Cerca e trova immobili
Estero
Shoah: Auschwitz; Germania si indigna per furto di un simbolo
Redazione
17 anni fa

La Germania ha reagito con sconcerto e incredulità alla notizia del furto della scritta "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi) all'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. I giornali danno ampio spazio alla notizia, riportando la cronaca dei fatti e i commenti internazionali. Per il governo tedesco ha preso la parola il ministro degli esteri, Guido Westerwelle (Fdp), che ha parlato di un "atto infame che va punito". "È una dichiarazione di guerra", commenta Avner Shalev, direttore dello Yad Vashem di Gerusalemme, il museo memoriale dell'Olocausto. "È una sconsacrazione", titola il "Tagesspiegel". La "Berliner Zeitung" ricorda invece che, nel 1945, la scritta era stata smontata dall'armata rossa e caricata su un treno merci. Ex detenuti avevano però corrotto i soldati con qualche bottiglia di grappa e nascosto il cartello fino all'inaugurato del museo nel 1947. "Sono stati neo nazisti oppure semplici ladri?", si interroga la "Sueddeutsche Zeitung" che ripercorre la storia dei tre campi di Auschwitz-Birkenwald. "Come sempre, una cosa diventa presente, solo quando sparisce", scrive la "Frankfurter Rundschau" in un approfondimento. "Si riapre la ferita di Auschwitz. - si legge sul giornale - Si tratta del furto di un simbolo", del "chiaro segno del triste passato con il quale dobbiamo vivere"."Arbeit macht frei" è una frase che rappresenta "il nazionalsocialismo e la tentata eliminazione degli ebrei", si legge ancora, la scritta è il "vero monumento commemorativo". ATS

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata