
Il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic, ha ribadito oggi al neo-procuratore del Tribunale dell'Aja sui crimini di guerra in ex Jugoslavia (Tpi), Serge Brammertz, che Belgrado è decisa a cooperare con la giustizia internazionale, ma pretende maggiore equità dopo la recente sentenza sull'ex capo guerrigliero albanese kosovaro Ramush Haradinaj: accusato di atrocità nei confronti di civili serbi a fine anni '90, ma assolto con formula piena. "Quella sentenza è stata accolta con indignazione in Serbia", ha sottolineato Jeremic, auspicando che la procura internazionale possa presentare appello in tempi brevi. Per il resto, il capo della diplomazia serba - ultimo interlocutore di Brammertz nella seconda e conclusiva giornata della sua missione d'esordio a Belgrado - ha confermato la volontà del proprio Paese di "portare a termine la collaborazione con il Tpi", avviata dopo la caduta del regime di Slobodan Milosevic nel 2000, per giungere "all'arresto e all'estradizione" di tutti gli ultimi quattro ricercati serbi rimasti sulla lista nera dell'Aja: a cominciare dall'ex comandante militare serbo-bosniaco Ratko Mladic, boia della strage di Srebrenica (1995). Analoghe indicazioni erano state date ieri al successore di Carla Del Ponte, nella giornata cruciale della sua missione, dal presidente della Repubblica, il filo-europeo Boris Tadic. Mentre il primo ministro, il conservatore Vojislav Kostunica, si era spinto fino a mettere "in dubbio la legittimità" del Tpi a causa dell'assoluzione di Haradinaj. ATS
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