
Tredici serbi sono stati condannati in patria a pene dai cinque ai venti anni di prigione per un massacro di prigionieri di guerra avvenuto nel 1991 a Vukovar, in Croazia. La sentenza è arrivata al termine di un nuovo processo, ordinato nel dicembre 2006 dalla Corte suprema della Serbia. Lo ha reso noto l'agenzia Tanjug. Sette persone sono state condannate a 20 anni di prigione, una a 15, una a tredici, una a sei e due a cinque. L'unica donna fra gli imputati, Nada Kalaba, è stata condannata a nove anni. Cinque persone sono state liberate, fra cui un ex paramilitare britannico d'origine croata, Milorad Pejic, che era stato fermato all'aeroporto di Belgrado nel marzo 2008. L'assedio di Vukovar da parte dell'esercito jugoslavo e dei serbi contrari all'indipendenza croata è stato uno degli episodi più brutali della guerra in Croazia (1991-1995). Durante l'assedio la città venne rasa al suolo. Vukovar aveva 45.000 abitanti: la conquista da parte dei serbi costò la vita a mille civili, e 22.000 croati e non serbi furono espulsi. Tre ufficiali superiori del vecchio esercito jugoslavo - Mile Mrksic, Veselin Sljivancanin e Miroslav Radic - sono stati processati per gli stessi crimini dal Tribunale penale internazionale del'Aja (Tpi). Mrksic e Sljivancanin sono stati condannati rispettivamente a 20 e cinque anni di prigione, Radic é stato liberato. ATS
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