
La cerimonia solenne di insediamento del nuovo presidente serbo, il conservatore nazionalista Tomislav Nikolic, che nei giorni scorsi ha negato il genocidio di Srebrenica, si terrà lunedì a Belgrado senza i rappresentanti dei principali paesi vicini. Dopo le defezioni dei presidenti di Croazia, Bosnia-Erzegovina e Slovenia, oggi è giunta infatti anche quella del presidente macedone Gjorgje Ivanov. Un comunicato della presidenza a Skopje, annunciando il no di Ivanov alla cerimonia, non ne precisa il motivo, ma appare evidente che, come per i suoi colleghi croato, bosniaco e sloveno, alla base della decisione vi siano le dichiarazioni controverse di Nikolic sia su Srebrenica che su Vukovar. In un'intervista dei giorni scorsi alla tv pubblica montenegrina, Nikolic - un ex ultranazionalista convertitosi a posizioni più moderate - ha detto che a Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi ottomila musulmani bosniaci da parte delle truppe serbo-bosniache, non vi fu un genocidio, come sostenuto dalla giustizia internazionale, ma un grave crimine da parte di alcuni serbi che vanno individuati catturati e processati. E in un'altra intervista alla "Frankfurter Allgemeine Zeitung", lo stesso Nikolic ha detto che Vukovar, per i croati città martire nel conflitto degli anni novanta con i serbi, è una città serba dove i profughi croati non hanno motivo di tornare. Le controverse prese di posizione di Nikolic saranno sicuramente affrontate nei colloqui che il neopresidente serbo avrà il 14 giugno prossimo a Bruxelles con i vertici della Ue. ATS
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