
A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, avviata il 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina resta lontana da una soluzione. Doveva essere un conflitto lampo, ma si è trasformato in uno scontro di logoramento senza una fine visibile. È il quadro tracciato da Francesco Semprini, inviato de La Stampa ed esperto del teatro di guerra, a Ticinonews.
Il conflitto continua
Secondo Semprini, l’anniversario arriva in un clima molto diverso da quello che molti auspicavano. «Ci apprestiamo a questo quarto anniversario sperando fosse quello del cessate il fuoco, anche in virtù delle parole che Donald Trump aveva speso durante la campagna elettorale, affermando che avrebbe posto fine al conflitto nel giro di 24 ore, poi diventate una settimana, un mese. In realtà il conflitto continua, sia sul piano diplomatico nella ricerca di una soluzione, sia soprattutto sul terreno, con attacchi sempre più violenti da entrambe le parti che coinvolgono la popolazione civile». Dal punto di vista operativo, la situazione viene definita di stallo, ma con un elemento chiave: «I russi avanzano, seppur lentamente».
Lo scoglio del Cremlino
Per Semprini, il vero ostacolo resta politico. Tutti gli sforzi diplomatici occidentali, come il tentativo di Trump ad Anchorage quest’estate, e gli sforzi dell’Europa per sostenere la campagna ucraina, si sono finora scontrati con la posizione del Cremlino. «Vladimir Putin in questo momento non sembra avere motivazioni né inclinazioni per sedersi a un tavolo negoziale. È evidente che, al di là delle parole di facciata, c’è la volontà da parte russa di proseguire il conflitto finché le condizioni non saranno per lui propizie ad avviare una trattativa». L’obiettivo iniziale, la rapida conquista di Kiev, non è stato raggiunto e questo pesa sulla narrativa del Cremlino.
Occidente non compatto
Sul piano geopolitico emerge un quadro articolato. «L’Europa continua a sostenere Kiev, ma non è una realtà perfettamente omogenea: esistono posizioni non allineate a quelle di Bruxelles, come l’Ungheria di Orbán, e anche l’Italia che, pur sostenendo Kiev, ha mantenuto una linea più pragmatica e riflessiva rispetto, ad esempio, alla Francia di Macron», rileva Semprini. Gli Stati Uniti puntano invece a un progressivo disimpegno, concentrandosi sempre più sulla competizione con la Cina. La Russia, dal canto suo, pur avendo riallacciato alcuni rapporti con Washington, resta ferma sulle proprie posizioni e si appoggia economicamente a partner come Cina e India. In questo contesto, osserva Semprini, Mosca si è ormai strutturata come «un’economia di guerra».

