

Più di 20 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti americane, secondo le quali anche se il traffico commerciale è ancora una frazione rispetto a prima, il flusso di navi è un miglioramento.
Otto persone, tra cui un bambino, sono state uccise nei raid israeliani nella Striscia di Gaza settentrionale. Lo ha riferito oggi la Protezione Civile del territorio palestinese, devastato da due anni di guerra tra Israele e il movimento islamista Hamas.
«Quattro martiri, tra cui un bambino, e diversi feriti sono stati portati all'ospedale al-Shifa di Gaza City dopo che un raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo della polizia», ha detto Mahmoud Bassal, portavoce dell'organizzazione di primo soccorso che opera sotto l'autorità di Hamas. Il bambino ucciso, Yahya Al-Mallahi, aveva tre anni, ha aggiunto. Contattato dall'Afp, l'esercito israeliano ha dichiarato di essere «in fase di verifica» dell'informazione.
Questa mattina presto, un altro palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano nella città di Beit Lahia, a circa otto chilometri a nord di Gaza City, secondo quanto riferito da Mahmoud Bassal. Poi in serata, sempre la Protezione Civile ha segnalato altri tre morti in un altro attacco vicino a un incrocio nel campo profughi di Al-Shati a Gaza City.
Israele e Hamas si accusano reciprocamente di aver violato il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, dopo due anni di guerra, innescato dall'attacco senza precedenti sferrato dal movimento palestinese sul suolo israeliano il 7 ottobre 2023.
Secondo il ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, le cui cifre sono considerate attendibili dalle Nazioni Unite, almeno 757 palestinesi sono stati uccisi dal 10 ottobre. L'esercito israeliano ha invece registrato la morte di cinque soldati dall'inizio della tregua.
Il dipartimento del Tesoro USA ha dichiarato che non rinnoverà l'esenzione temporanea dalle sanzioni che ha consentito la vendita di parte del petrolio iraniano, la cui scadenza è prevista tra pochi giorni. «Le istituzioni finanziarie devono essere consapevoli che il Dipartimento sta facendo leva sull'intera gamma di strumenti e poteri a sua disposizione ed è pronto ad applicare sanzioni secondarie nei confronti di chi continua a sostenere le attività dell'Iran», ha affermato il dipartimento in una nota.
I rappresentanti di Israele e Libano «hanno avuto discussioni costruttive sulle misure necessarie per avviare negoziati diretti tra i due Paesi». Lo si legge in una nota congiunta pubblicata dopo gli incontri a Washington. «Le parti hanno concordato di avviare negoziati diretti in una data e in un luogo da stabilirsi successivamente», si sottolinea.
L'incontro, si legge ancora nella nota «ha segnato il primo contatto di alto livello tra i governi israeliano e libanese dal 1993. I partecipanti hanno intrapreso discussioni costruttive sulle misure necessarie per avviare negoziati diretti tra i due paesi».
«Gli Stati Uniti si sono congratulati con entrambi i paesi per questo storico traguardo, esprimendo il proprio sostegno alla prosecuzione delle discussioni, nonché ai piani del governo libanese volti a ripristinare il monopolio statale sulle armi e a porre fine all'eccessiva influenza dell'Iran». Le parti «hanno inoltre espresso la speranza che tali discussioni vadano oltre il quadro dell'accordo del 2024 e conducano a un accordo di pace globale» ribadendo «il proprio sostegno al diritto di Israele di difendersi dagli attacchi in corso da parte di Hezbollah».
Le parti, «hanno inoltre sottolineato che qualsiasi accordo di cessate il fuoco debba essere concluso tra i governi, sotto la mediazione americana, e non attraverso un canale parallelo». E hanno indicato «che tali negoziati potrebbero aprire la strada a significativi aiuti per la ricostruzione e la ripresa economica del Libano, nonché a maggiori opportunità di investimento per entrambi i paesi».
Qualcosa «si sta muovendo». Chiuso lo Stretto di Hormuz, dalla guerra prima e dal blocco navale di Donald Trump poi, il presidente americano annuncia un possibile nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran «nei prossimi due giorni». Non più in Pakistan, che pure si era offerto di ospitarli ancora, dopo il primo giro andato a vuoto sabato scorso. «Abbiamo in mente un altro luogo», ha detto il tycoon al New York Post, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulla sede del prossimo incontro né sul livello delle delegazioni.
Fonti di stampa ipotizzano che possano tenersi giovedì a Ginevra, ma non si escludono Turchia ed Egitto, gli altri due Paesi mediatori.
E mentre scorre il conto alla rovescia verso la fine dell'attuale cessate il fuoco prevista per il 21 aprile, sul tavolo delle trattative restano le potenzialità di Teheran di dotarsi dell'arma nucleare che Stati Uniti e Israele vogliono impedire a tutti i costi: secondo il New York Times, Trump ha respinto la proposta iraniana di sospendere per 5 anni al massimo l'arricchimento dell'uranio, contro i 20 richiesti da Washington. La stessa fonte ha aggiunto che gli Usa chiedono la rimozione dell'uranio già altamente arricchito (circa 450 chili) utile a produrre la bomba atomica, ma che gli iraniani insistono perché resti nel Paese offrendo però di diluirlo in modo significativo. Dal canto suo, la Repubblica islamica preme inoltre per la revoca delle sanzioni e lo sblocco degli asset congelati all'estero.
In questo quadro crescono le pressioni internazionali affinché riprendano i negoziati e, soprattutto, si sblocchi lo Stretto di Hormuz, cruciale per il commercio e l'economia globali. La Cina, che ha giocato un ruolo nella decisione di Trump di stabilire il cessate il fuoco di 15 giorni, ha di nuovo presentato una sua proposta per la pace e la stabilità in Medio Oriente e nel Golfo. Il presidente Xi Jinping ha illustrato al principe ereditario degli Emirati, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, in un incontro a Pechino, un piano in 4 punti che comprendono la coesistenza pacifica nella regione, il rispetto della sovranità nazionale, quello del diritto internazionale e il coordinamento tra sviluppo e sicurezza.
Ma senza uno scatto in avanti della diplomazia, il tratto di mare che porta al Golfo Persico resta chiuso, o quasi. Il Comando centrale americano ha riferito che nelle prime 24 ore di blocco sei navi mercantili sono state costrette a invertire la rotta e tornare nei porti iraniani, dopo essersi imbattute nelle forze Usa. Oltre 10.000 militari americani e 12 navi della US Navy sono impegnati nel blocco che, ha ricordato Centcom, viene attuato «nei confronti di navi di tutte le nazioni» in entrata o in uscita dai porti dell'Iran. Secondo i dati di tracciamento marittimo visionati da Bbc Verify, tuttavia, di 4 navi che avevano attraversato lo Stretto, tra cui due sanzionate dagli Stati Uniti e altre dirette o provenienti dagli scali iraniani, almeno due sembrano aver invertito la rotta per tornare indietro.
Intanto respinto l'appello di Trump a partecipare attivamente alle operazioni, Francia e Gran Bretagna hanno preso l'iniziativa convocando per venerdì una Conferenza, presieduta da Emmanuel Macron e Keir Starmer, dei Paesi «non belligeranti pronti contribuire» a «una missione multilaterale e puramente difensiva». La missione, dai contorni ancora da definire, sarà distinta dalle attività degli Stati Uniti, ha precisato l'Eliseo, e «destinata a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno». Condizioni che al momento non appaiono ancora all'orizzonte.
Due navi ritenute collegate all'Iran che sembravano aver attraversato lo Stretto di Hormuz dopo l'imposizione del blocco degli Stati Uniti hanno ora cambiato rotta per tornare indietro. Lo riferisce Bbc Verify in base a dati di tracciamento navale.
In particolare, la petroliera Rich Starry, soggetta a sanzioni USA e che dichiara di trasportare merci, ha navigato verso est da Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, attraverso lo Stretto durante la notte, ma ora ha cambiato direzione, secondo i dati disponibili.
Anche la portarinfuse Christianna, che aveva attraversato lo Stretto ieri, facendo scalo a Bandar Iman Khomeini in Iran, ha ora cambiato direzione.
Un'altra petroliera, la Elpis, soggetta a sanzioni statunitensi, ha tuttavia attraversato lo Stretto oggi dirigendosi verso est e, stando ai dati di tracciamento, potrebbe provenire dal porto iraniano di Bushehr. I dati indicano ancora che la nave è ferma a est dello Stretto.
È possibile, precisa Bbc Verify, che queste navi abbiano trasmesso falsi segnali di posizione, una pratica nota come «spoofing», per mascherare la propria posizione.
Almeno 35 persone sono state uccise negli attacchi israeliani contro il Libano nelle ultime 24 ore. Lo ha dichiarato il ministero della Salute libanese nel suo aggiornamento quotidiano, mentre funzionari libanesi e israeliani si incontrano a Washington, DC, per discutere di possibili colloqui per un cessate il fuoco, scrive la Cnn.
Secondo quanto riferito dal ministero della Salute, gli attacchi aerei del Paese contro il Libano hanno causato la morte di almeno 2.124 persone dal 2 marzo. Tra le vittime figurano 168 bambini e almeno 88 operatori sanitari.
Israele ha iniziato gli attacchi contro quelli che definisce obiettivi di Hezbollah, sostenuto dall'Iran, nel Paese poco più di sei settimane fa, e ha continuato a condurre raid anche dopo l'attuale cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti.
I colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero riprendere nei prossimi due giorni. Lo ha detto Donald Trump in un'intervista al New York Post.
«Abbiamo in mente un altro luogo» , ha aggiunto. «Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro», ha spiegato il presidente riferendosi al Pakistan.
Sei navi mercantili hanno invertito la rotta e fatto ritorno ai porti iraniani dopo essersi imbattute nel blocco navale USA in vigore da ieri. Lo ha detto il Comando centrale americano in un post sui social media.
Oltre 10.000 militari americani e 12 navi della US Navy sono impegnati nel blocco dei porti iraniani, che viene attuato «nei confronti di navi di tutte le nazioni» in entrata o in uscita dai porti dell'Iran, ha precisato il Comando.
Marco Rubio ha ricevuto al dipartimento di Stato l'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e l'ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Hamadeh Moawad. Si tratta dei primi colloqui diretti tra i due Paesi in decenni.
Un appello a Israele e Libano a cogliere «l''opportunità» di un negoziato di pace per arrivare a un accordo è stato sottoscritto oggi dai ministri degli Esteri di 17 Paesi - europei e non - raccolti attorno al Regno Unito. Lo si legge sul sito del governo britannico di Keir Starmer.
A firmarlo assieme a Londra sono, al momento, Australia, Belgio, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia.
La sollecitazione appare rivolta in particolare a Israele e ribadisce la richiesta già avanzata da tutti i governi coinvolti negli ultimi giorni che il cessate il fuoco fra Iran e Usa sia allargato con urgenza anche al Libano: dove «la continuazione della guerra mette a rischio la de-escalation regionale».
Nel testo, i firmatari elogiano «l'iniziativa del presidente (libanese) Aoun per l'apertura di negoziati diretti con Israele» e la risposta positiva israeliana ad avviarli attraverso «la facilitazione degli Usa». «Un'opportunità che entrambe le parti devono cogliere», si legge ancora nella nota diffusa dal Foreign Office, nella prospettiva di un accordo in grado di garantire «la sicurezza» d'Israele e Libano che i 17 si dichiarano pronti a «sostenere».
Il comunicato include un nuova «condanna nei termini più forti degli attacchi di Hezbollah contro Israele». Ma anche «una condanna nei termini più forti degli attacchi massicci d'Israele sul Libano dell'8 aprile», con un bilancio di «più di 350 morti e oltre 1000 feriti». I 17 insistono poi sulla necessità che «i civili e le infrastrutture civili siano protette nel rispetto della diritto umanitario internazionale». E condannano «con forza» pure tutti gli attacchi contro i militari del contingente di pace Onu dell'Unifil. Riaffermano infine il sostegno alla popolazione e alle autorità libanesi e «l'importanza del rispetto dell'integrità territoriale del Libano, della sua sovranità, nonché della piena attuazione della risoluzione 1701 del 2006 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». Non senza elogiare in parallelo «la decisione del governo di Beirut di mettere al bando le attività militari degli Hezbollah» per imporre «il solo monopolio delle autorità» dello Stato libanese sulle armi, incoraggiandone «una piena e rapida applicazione»
Il sito web Kepler, specializzato in informazione energetica, ha riferito che l'Iran sta creando un quadro più definito per gestire il transito delle navi nello stretto di Hormuz. Lo riporta Iran International.
Secondo il rapporto, sarà fissata una tassa da un dollaro al barile per i carichi liquidi, da pagare in criptovalute prima dell'uscita dal Golfo Persico. L'isola di Lark farebbe da centro amministrativo e di controllo per questo processo e le navi, prima di ottenere il permesso per il passaggio nello Stretto, dovrebbero fornire documenti con all'interno le «specifiche tecniche dell'imbarcazione».
Il Fondo monetario internazionale (FMI) taglia la crescita globale al 3,1% nel 2026, 0,2 punti percentuali in meno delle stime di gennaio, e conferma al 3,2% quella del 2027, in un'economia sotto pressione per la guerra in Medio Oriente.
Il quadro si basa su una «previsione di riferimento» che la guerra abbia «durata, intensità e portata limitate», tali per cui le perturbazioni si attenuino entro metà 2026 e mantengano un aumento del 19% delle materie prime per l'intero anno, spiega il Fondo nel suo ultimo World Economic Outlook (WEO).
La crescita globale quest'anno dovrebbe rallentare al 2,5% nel 2026 e risalire al 3,0% nel 2027 in uno scenario più avverso, ma calerebbe ulteriormente a quasi il 2,0% quest'anno e al 2,2% il prossimo nello scenario peggiore di tutti e «questo significherebbe sfiorare una recessione globale (tasso di crescita inferiore al 2%), cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19», scrive l'FMI. Nello scenario peggiore si rischia la «più grande crisi energetica dei tempi moderni».
L'inflazione globale complessiva dovrebbe aumentare al 4,4% nel 2026 (+0,7 punti rispetto al rapporto di ottobre) e scendere al 3,7% nel 2027, segnando revisioni al rialzo per entrambi gli anni. In uno scenario avverso caratterizzato da aumenti più consistenti e persistenti dei prezzi dell'energia, l'inflazione salirebbe rispettivamente al 5,4% e poi rallenterebbe al 3,9%. «La maggior parte dell'impatto sull'inflazione e oltre la metà dell'impatto sulla crescita nel 2026 derivano dall'aumento dei prezzi dell'energia».
L'aumento dei prezzi del petrolio e del gas sottrarrebbe alla crescita 0,6 punti percentuali nel 2026 e ulteriori 0,5 punti percentuali nel 2027. Le aspettative di inflazione e le condizioni finanziarie ridurrebbero la crescita di 0,7 punti percentuali nel 2026 e di 0,5 punti percentuali nel 2027, riflettendo in parte una risposta di politica monetaria più aggressiva.
La revisione al ribasso per il 2026 riflette in gran parte le perturbazioni derivanti dal conflitto in Medio Oriente, parzialmente compensate dall'effetto di trascinamento dei recenti dati positivi e dalla riduzione delle aliquote tariffarie. Malgrado le modifiche su crescita e inflazione appaiano relativamente modeste a livello globale, il tributo pagato dalla regione del conflitto e dalle economie più vulnerabili, in particolari quelle emergenti e in via di sviluppo importatrici di materie prime, è molto più pronunciato. Per queste ultime, infatti, il taglio è dello 0,3% rispetto all'Aggiornamento del Weo di gennaio, mentre le previsioni rimangono sostanzialmente invariate per le economie avanzate.
In assenza del conflitto di USA e Israele contro l'Iran, l'istituzione di Washington avrebbe addirittura apportato una «lieve revisione al rialzo della crescita per il 2026 rispetto a quanto previsto nell'aggiornamento del WEO di gennaio, pari a 0,1 punti percentuali, portandola al 3,4%», grazie alla maggiore crescita centrata nel 2025: il 3,4%, un risultato superiore di 0,6 punti rispetto alle attese dell'FMI.
In più, indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie di natura commerciale, rileva il Fondo. Il ruolo cruciale degli elementi di terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito.
Una rivalutazione delle aspettative di profitto relative all'intelligenza artificiale (IA) - o aspettative ridotte sui margini di ricarico sostenibili, a fronte di una concorrenza più intensa - anche qualora si realizzassero guadagni di produttività, potrebbe comportare un calo degli investimenti e innescare un'improvvisa correzione nei mercati finanziari, avverte l'FMI.
Deficit di bilancio più ampi e un debito pubblico crescente - partendo da una situazione in cui i margini fiscali risultano già sotto stress - potrebbero poi esercitare pressioni sui tassi di interesse a lungo termine e, di riflesso, sulle condizioni finanziarie generali.
Infine, un'erosione delle istituzioni - inclusa l'indipendenza delle banche centrali e la credibilità della politica monetaria - «potrebbe far aumentare le aspettative inflazionistiche, specialmente in un momento in cui l'inflazione complessiva è in crescita a causa di uno shock sui prezzi più rilevanti, sottolinea ancora il Fondo.
Sul fronte positivo, l'attività economica potrebbe ricevere ulteriore slancio dagli investimenti legati all'IA e anche dall'aumento della spesa per la difesa, stimolato da un'escalation delle tensioni geopolitiche.
Quattro persone, tra cui un bambino, sono state uccise in un raid aereo israeliano nella Striscia di Gaza settentrionale. Lo ha riferito la Protezione Civile del territorio palestinese.
Diverse altre persone sono rimaste ferite e sono state trasportate in ospedale «dopo che un raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo della polizia» a Gaza City, ha detto Mahmoud Bassal, portavoce dell'organizzazione di pronto soccorso affiliata ad Hamas. L'ospedale ha confermato di aver ricevuto i corpi delle vittime.
L'esercito israeliano, contattato, ha dichiarato di essere «in fase di verifica» dell'informazione. Un filmato dell'Afp da Gaza mostra palestinesi riuniti attorno al corpo di un uomo che veniva poi caricato su una barella e trasportato per essere sepolto, attraverso strade piene di macerie, nel cuore di una città in rovina.
Se la guerra in Medio Oriente dovesse finire ora, ci sarebbe per il resto dell'anno un effetto trascinamento per i problemi delle forniture energetiche globali, creando uno shock comparabile con quello del 1974. Lo ha affermato il capo economista del Fondo monetario internazionale (FMI) Pierre-Olivier Gourinchas, presentando l'ultima edizione del World Economic Outlook.
L'esperto ha però anche aggiunto che «ci sono due differenze sostanziali». L'economia globale, innanzitutto, è «meno legata del passato al petrolio, con fonti energetiche alternative e sistemi pi efficienti». L'altro punto, invece, si basa sul fatto che «in passato le banche centrali sostenevano le attività produttive, mentre ora sono attente a tenere l'inflazione sotto freno».
Le autorità iraniane hanno condannato a morte altre quattro persone, tra cui una donna, per le proteste del gennaio di quest'anno. Lo riferiscono diverse organizzazioni per i diritti umani.
I quattro sono stati condannati a morte da un tribunale rivoluzionario di Teheran presieduto dal famigerato giudice Imam Afshari, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di aver compiuto azioni per conto degli Stati Uniti, hanno dichiarato in comunicati separati l'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) e il Centro Abdorrahman Boroumand. Erano stati accusati di aver lanciato blocchi di cemento da un edificio residenziale contro le forze di sicurezza nella capitale. Non è stato immediatamente chiarito quando sia stata emessa la sentenza.
I quattro condannati sono stati identificati come Mohammadreza Majidi-Asl e sua moglie Bita Hemmati, insieme ad altri due uomini, Behrouz Zamaninejad e Kourosh Zamaninejad, che vivevano nello stesso palazzo di Teheran della coppia. Si ritiene che Hemmati sia la prima donna a essere condannata a morte per le proteste. Il Centro Abdorrahman Boroumand ha affermato di credere anche che Hemmati sia la donna apparsa in un video trasmesso dalla televisione di stato a gennaio, mentre veniva interrogata personalmente dal capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei.
L'Iran ha già impiccato sette persone in relazione alle proteste che, secondo gli attivisti, sono state represse con una violenza tale da causare migliaia di morti e decine di migliaia di arresti. Le organizzazioni per i diritti umani accusano la Repubblica islamica di utilizzare la pena di morte come strumento di repressione per instillare paura nella società e temono che intensificherà le esecuzioni capitali in seguito alla guerra contro Israele e gli Stati Uniti.
L'Iran sta valutando una pausa a breve termine nelle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, per evitare di mettere alla prova il blocco statunitense e di far naufragare un nuovo ciclo di colloqui di pace. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti.
La potenziale pausa riflette il desiderio di evitare una escalation mentre Washington e Teheran valutano la possibilità di un secondo incontro di persona.
Durante un discorso pre-registrato in occasione della Giornata della Memoria israeliana da Yad Vashem, il principale centro mondiale per la memoria dell'Olocausto, il premier Benjamin Netanyahu ha paragonato i siti nucleari iraniani ai campi di sterminio nazisti, affermando che «se non fossimo intervenuti in Iran, i nomi di Natanz, Fordow, Isfahan e Parchin sarebbero probabilmente stati ricordati con eterno terrore, esattamente come Auschwitz, Treblinka, Majdanek e Sobibor».
Nel corso del suo intervento, riportato da Times of Israel, Netanyahu ha attaccato anche l'Europa, accusandola di «aver perso il controllo della propria identità, dei propri valori, della propria responsabilità di difendere la civiltà dalla barbarie». «Ha molto da imparare da noi», ha detto il premier, «specialmente riguardo la distinzione morale fra bene e male», ha concluso.
«Fonti pachistane di alto livello» interpellate dall'Afp affermano che «sono in corso sforzi per riportare» Usa e Iran «al tavolo delle trattative» e una di loro ha dichiarato che si sta «lavorando per ottenere una proroga del cessate il fuoco oltre la scadenza attuale, in modo da avere più tempo a disposizione».
«Sono in corso sforzi per riportare entrambe le parti al tavolo delle trattative; ovviamente desideriamo che tornino a Islamabad, ma la sede non è ancora definitiva», ha dichiarato una delle fonti all'Afp, aggiungendo che «l'incontro potrebbe tenersi a breve, anche se le date non sono ancora state confermate». «Stiamo lavorando anche per ottenere una proroga del cessate il fuoco oltre la scadenza attuale, in modo da avere più tempo a disposizione», ha detto la stessa fonte.
Le compagnie aeree europee hanno sollecitato l'Unione Europea a intervenire con misure di emergenza per affrontare le ripercussioni della guerra con l'Iran, tra cui la chiusura diffusa dello spazio aereo e le crescenti preoccupazioni per la carenza di carburante per aerei. Lo scrive Reuters sul suo sito citando un documento visionato.
L'associazione di categoria Airlines for Europe (A4E) ha richiesto all'Ue di introdurre una serie di misure di risposta alla crisi, tra cui il monitoraggio a livello Ue delle forniture di carburante per aerei, la sospensione temporanea del mercato Ue del carbone per l'aviazione e l'abolizione di alcune tasse sul settore aeronautico, si legge nel documento. Il documento di A4E ha inoltre esortato Bruxelles a valutare l'acquisto congiunto di cherosene da parte dell'Ue.
L'Unione ha introdotto l'acquisto congiunto di gas naturale dopo che la Russia ha drasticamente ridotto le consegne di gas all'Europa nel 2022, tuttavia, questo modello non è stato ancora applicato al petrolio o al cherosene. A4E, i cui membri includono Lufthansa, Air France-Klm ed easyJet ha inoltre sollecitato l'Ue a modificare il suo obbligo legale per i paesi di mantenere 90 giorni di riserve petrolifere di emergenza, poiché attualmente non include un requisito specifico per il carburante per aerei.

