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Estero
Segretario ONU a giunta birmana: voglio incontrare Suu Kyi
Redazione
17 anni fa

L'aveva detto lo stesso Ban Ki-moon: quella in Birmania è una "missione molto difficile". Al termine del primo giorno di una visita dall'alto rischio politico, il segretario generale delle Nazioni Unite ne ha avuto conferma: Than Shwe, il generale a capo della giunta militare, non gli ha concesso di incontrare la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi. Proprio nel giorno in cui la ripresa del processo nei confronti del premio Nobel per la Pace, prevista per oggi dopo oltre un mese di stallo, è stata rimandata di un'ulteriore settimana. Parlando dopo un faccia a faccia con il numero uno del regime nella nuova capitale Naypyidaw, Ban ha spiegato di aver chiesto espressamente di vedere Suu Kyi, 64 anni, nonché di aver premuto per la liberazione della donna e dei circa 2.100 prigionieri politici. Ma Than Shwe ha evaso la prima domanda, ricordando che Suu Kyi - detenuta dal 14 maggio nella foresteria del famigerato carcere di Insein - è sotto processo. Ban ha "ribadito" la richiesta di colloquio e sta ora aspettando una risposta, prima di ripartire domani. Se riuscisse nell'intento, sarebbe il primo segretario generale dell'Onu a incontrare "la Signora" da quando è stata arrestata la prima volta, nel 1989. A Rangoon, nel frattempo, la ripresa del processo contro Suu Kyi - accusata di aver violato le regole dei suoi arresti domiciliari ospitando un americano arrivato nella sua residenza a nuoto - è stata posticipata al 10 luglio. La motivazione ufficiale è che la Corte Suprema, dopo aver respinto il ricorso della difesa per il reintegro di due testimoni, non ha inviato al tribunale i documenti del caso. Una circostanza che ha "sorpreso" la stessa imputata, a detta di uno dei suoi avvocati. E che conferma la sensazione - dopo le prime frenetiche settimane, il processo è fermo da fine maggio - di una volontà di prendere tempo da parte dei generali, sostenuti da una Cina che sull'affare Suu Kyi ha adottato un atteggiamento collaborativo con la comunità internazionale. Nella sua visita successiva al devastante ciclone Nargis, nel maggio 2008, Ban riuscì a convincere la giunta militare ad aprire parzialmente la Birmania agli aiuti stranieri. Ma i fatti di oggi sembrano confermare i timori di molti diplomatici, secondo cui il segretario generale dell'Onu - il cui approccio "morbido" verso capi di stato dispotici è stato già criticato dalle organizzazioni per i diritti umani - rischia di finire in una trappola senza ottenere nulla. Con ogni probabilità, i generali birmani sfrutteranno la visita per legittimare la "road map verso la democrazia" da loro imposta, che dovrebbe concludersi con le elezioni del prossimo anno. A questo proposito Ban ha chiesto oggi che il voto sia "credibile, giusto, legittimo, e che coinvolga" l'opposizione. Ma senza la partecipazione di Suu Kyi, detenuta per 14 degli ultimi 20 anni, tali condizioni non sarebbero raggiunte. In caso di condanna, la leader del Nld (Lega nazionale per la democrazia) rischia altri cinque anni di reclusione: ed è proprio la possibilità per la giunta di escludere dai giochi l'icona della dissidenza, secondo gli analisti, a rendere quasi utopistica l'ipotesi di rivederla presto in libertà. ATS

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