
Segnali di disgelo tra Tokyo e Pyongyang dopo le parole di apertura pronunciate dalla sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un, considerata un'influente consigliera del leader supremo, e accolte positivamente dall'esecutivo nipponico. Attraverso l'agenzia di stampa nazionale KCNA, Kim Yo Jong ha sostenuto che "una visita del premier giapponese Fumio Kishida in Corea sarebbe possibile", ammesso che Tokyo non ponga la questione dei rapimenti dei cittadini nipponici come ostacolo alle relazioni bilaterali. La dichiarazione faceva riferimento alle osservazioni di Kishida durante una sessione del comitato parlamentare la scorsa settimana a Tokyo, riguardo a un diverso approccio sulla questione dei rapimenti, uno dei principali motivi di attrito tra i due paesi vicini.
Unico e ultimo vertice nel 2002
L'influente consigliera ha detto che la visita è possibile se Tokyo "non pone ostacoli per migliorare le relazioni bilaterali", precisando che la sua dichiarazione rappresenta la sua "opinione personale" e che non è in posizione di commentare ufficialmente i legami tra le due diplomazie. Il primo e unico vertice tra i leader dei due paesi vicini risale al 2002, quando il premier giapponese Junichiro Koizumi si recò a Pyongyang per incontrare l'allora leader nordcoreano Kim Jong Il, e l'ammissione da parte della Corea del Nord dei rapimenti al vertice portò al ritorno in patria di cinque cittadini del Sol Levante.
Giapponesi rapiti
Il Giappone considera il paese "eremita" responsabile del prelevamento di almeno 17 connazionali da parte dei servizi segreti nordcoreani per motivi di spionaggio tra il 1970 e gli anni '80, e di altri casi legati a sparizioni mai risolte. Dodici risultano ancora dispersi, molti altri, sebbene non ufficialmente riconosciuti, potrebbero essere stati portati in Corea del Nord. I due paesi non hanno relazioni diplomatiche, ma durante la visita del settembre 2002 Koizumi firmò l'importante Dichiarazione di Pyongyang con il defunto leader Kim Jong Il, padre di Kim Jong Un.

