
Serbia al voto per il rinnovo dei 250 seggi dell'assemblea nazionale monocamerale. La protesta contro l'ex presidente Aleksandar Vučić diventa una battaglia che si sposta dalla piazza alle urne.
Gli aventi diritto sono 6,4 milioni. I seggi si sono aperti alle 07.00 e chiuderanno alle 20.00; i primi risultati dovrebbero arrivare già questa sera.
La Lista studentesca
Vučić ha ufficializzato le dimissioni a settembre, prima della fine del mandato, in vista delle elezioni parlamentari anticipate. Dopo due mandati, non potrà partecipare alle presidenziali previste per dicembre.
Alle urne la Lista studentesca, nata dal movimento di protesta dopo la tragedia alla stazione di Novi Sad, sfida la coalizione «Aleksandar Vučić - Serbia unita», guidata dal Partito progressista serbo (SNS). I sondaggi non sono concordi e l'esito è incerto: molto dipenderà anche dal risultato delle altre liste.
Le proteste in strada
Le mega proteste nelle strade della capitale serba rivelano la forte richiesta di cambiamento da parte dei giovani, che da anni denunciano la corruzione del sistema politico serbo. La posta geopolitica è alta e l'ombra del Cremlino sul più importante paese dei Balcani occidentali non è un mistero.
Non a caso è stata dispiegata una missione internazionale composta dall'Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), dall'Assemblea parlamentare dell'OSCE, dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo.
La Serbia è l'unico dei sei paesi dei Balcani occidentali a non essersi allineato all'UE sulla politica estera, nonostante i numerosi richiami di Bruxelles. Vučić ha continuato a difendere Mosca, a rinnovare le forniture di idrocarburi russi e a incontrare Vladimir Putin, da cui ha ricevuto un nuovo endorsement.

