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Sea Watch: alcune fake news su Carola da smentire
Sea Watch: alcune fake news su Carola da smentire
Sea Watch: alcune fake news su Carola da smentire
Redazione
7 anni fa
Improvvisamente tutti sono diventati esperti di diritto della navigazione. Peccato solo che molti stanno facendo figure di palta

Nell'era di Internet e dei social, c'è una sinistra tendenza a sentirsi un po' onniscienti. Ma, per qualche strana ragione, questa tendenza aumenta esponenzialmente quando c'è da parlare di navigazione. Come successo con la Costa Concordia, tutti si sentono in dovere di dire la loro, dall'alto dell'esperienza maturata durante un viaggio in traghetto Genova a Olbia e da quella volta in cui hanno noleggiato una canoa. Peccato solo che il diritto navale abbia una struttura leggermente più complessa, cosa che porta la maggior parte degli opinion leader a dire emerite scemenze.

Provo una sincera vicinanza al medico Roberto Burioni quando dice che "La scienza non è democratica, ognuno parli di quel che sa”. Per questo, non da caporedattore del sito ma da persona che, prima di sedersi alla scrivania, ha lavorato sulle navi passando l'esame di "Aspirante capitano di lungo corso" ed essendo quindi abilitato al comando di determinate categorie di navi, mi permetto alcune considerazioni meramente tecniche sulle varie fake news e sulle varie sciocchezze sentite in questi giorni e tratte da diversi media. 

- "Non c'è nessuna prova che Carola Rackete abbia i titoli per comandare una nave": il fatto che sia al comando della Sea Watch dovrebbe essere piuttosto indicativo che possa farlo. Le autorità tedesche devono registrare gli imbarchi dei loro marittimi, e lo stesso devono fare quelle olandesi per ogni persona che sale a bordo di una nave battente la loro bandiera. Inoltre in ogni porto dove la nave fa tappa ci sono delle autorità che hanno il dovere di controllare l'equipaggio, in primis il comandante. Se Rackete davvero non avesse i titoli per comandare, oltre alle sue responsabilità sarebbero da appurare tutte quelle di chi avrebbe commesso una gravissima negligenza. 

- “l’equipaggio della Sea Watch guadagna addirittura 2’000 euro al mese”. Ammesso che la cifra media sia reale, peccato che non venga considerato che in un anno un marittimo naviga in media 8 mesi. E che nello stipendio è considerata anche la tredicesima e la liquidazione. Questo fa scendere la media a circa 1’200 euro al mese, per un lavoro dove si sta 4-5 mesi lontano da parenti e amici, dove si lavora ogni giorno senza sabati o domeniche, dove se becchi mare non dormi e stai male per 3-4 giorni consecutivi, senza poterti permettere di non fare comunque il tuo turno di guardia. Senza tutele sindacali e, troppo spesso, senza neanche la possibilità di tornare a casa in caso di eventi drammatici. Ricorderò per sempre un ufficiale che non ha potuto assistere al funerale del figlio perché eravamo in mezzo al mare e non poteva per questo fare ritorno a casa in tempo. Voi sareste disposti a fare quella vita per quello stipendio?

- "La Sea Watch poteva andarsene in Germania o in Olanda". Partendo dal presupposto che non sappiamo se la nave aveva il minimo essenziale per affrontare una tratta del genere (carburante, carte nautiche, scorte di cibo), sarebbe da ricordare che la Sea Watch è una nave di 50 metri e 645 gross tonnage (GT). Ho fatto spesso la rotta per l'Olanda con navi grosse 4-5 volte tanto e posso assicurare che far uscire da Gibilterra una nave del genere, con alcuni punti come la Biscaglia dove il mare non ha mai pace, sarebbe davvero da irresponsabili. A bordo non c'era merce da sballottare tranquillamente ma uomini, peraltro non in perfette condizioni fisiche. Si sarebbe messa a repentaglio la loro salute. 

- "Lo speronamento è colpa della Guardia di Finanza, che si è messa in mezzo". La capitana Carola avrà anche mostrato coraggio, ma nella manovra ha sbagliato. La Guardia di Finanza sarà anche stata imprudente, ma il grande errore rimane comunque di Rackete che, pur di attraccare, ha rischiato di fare un disastro. Ormai la nave era a 10 metri dalla banchina, se vedi un'imbarcazione tra te e la banchina non prosegui la manovra ad ogni costo ma piuttosto fai mettere i primi cavi d'ormeggio a terra e te ne stai buona lì, tanto all'atto pratico non cambia nulla. Quella di andare avanti è stata una prova di forza non necessaria. 

- "La capitana Carola non va arrestata". Già da sola la manovra di ormeggio a Lampedusa merita il processo. Senza poi considerare che, per l'Art. 297 del Codice della Navigazione, tra i doveri del comandante prima della partenza, c'è anche quello di "accertarsi che la nave sia idonea al viaggio da intraprendere, bene armata ed equipaggiata. Deve altresì accertarsi che la nave sia convenientemente caricata e stivata". Un punto su cui il comportamento di Rackete, almeno dal punto di vista italiano, può essere considerato quantomeno discutibile. 

Mattia Sacchi

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