
È morto stamattina a Roma, uno dei maestri del cinema di denuncia italiano: Francesco Rosi.
Aveva 92 anni: era nato a Napoli il 15 novembre del 1922.
Francesco Rosi - che nelle sue pellicole raccontava magistralmente l'Italia più buia - ha fatto incetta di premi: Leone d'oro alla carriera nel 2012, già Leone d'oro ("Le mani sulla città"), Palma a Cannes ("Il caso Mattei"), Legion d'onore, e tributi alla carriera a Locarno - dove nel 2010 era stato premiato al Festival del Film con il Pardo d’oro - e Berlino, per non parlare di Grolle, David e Nastri. Il suo funerale sarà celebrato in una cerimonia civile lunedì mattina, 12 gennaio, a partire dalle 9, alla Casa del cinema di Roma.
Alle 12 lo ricorderanno i suoi amici più cari.
A proposito dei capisaldi della sua filmografia, ne "Le mani sulla città" Rosi narra la storia del costruttore Eduardo Nottola, il quale - nonostante il crollo di un palazzo nel quartiere popolare di Napoli - se la cava grazie ai propri intrallazzi politici. Non solo: verrà "premiato" con l'assessorato all'edilizia! Film politico che rifugge le soluzioni romanzesche e spettacolari, espone i fatti e giudica, coraggiosamente, come sottolineavano i critici Laura, Luisa e Morando Morandini.
Per ciò che riguarda invece "Il caso Mattei", le vicende e lo strano incidente che si portò via il presidente dell'ENI Enrico Mattei nel 1962 sono ricostruite con un taglio ideologico: c'è infatti particolare interesse per le lotte contro i monopoli petroliferi e la misteriosa sparizione del costruttore dell'industria di stato in Italia. Questo "giallo politico" finisce per fare un'apologia di Mattei - tecnicamente eroicizzato da Gian Maria Volonté - ma senza ometterne i difetti, spiegavano ancora i Morandini.
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