
Anche il Senato russo, dopo la Duma, ha approvato oggi la moratoria del trattato per la riduzione delle armi convenzionali in Europa (Cfe). Lo riferiscono le agenzie. Ora spetta al leader del Cremlino Vladimir Putin, autore della proposta, promulgare il provvedimento. Il Senato ha approvato il provvedimento all'unanimità, come la Duma (il ramo basso del Parlamento) lo scorso 7 novembre. La moratoria entrerà in vigore il 12 dicembre, ossia dopo i 150 giorni previsti a partire dalla notifica ai Paesi interessati, avvenuta fin dal 14 luglio. Il leader del Cremlino aveva annunciato il 26 aprile scorso, durante il suo discorso alla nazione, la sua intenzione di proporre una sospensione del Cfe, nell'ambito del braccio di ferro con Washington sull'allargamento della Nato ad est e sullo scudo spaziale in Europa, che Mosca vede come una minaccia alla propria sicurezza. Una proposta subordinata all'esito di una discussione, poi naufragata, nel consiglio Nato-Usa. Per questo il 14 luglio Putin emanò il provvedimento di moratoria del trattato, sottoponendolo poi all'esame del parlamento. Putin rimprovera ai Paesi membri della Nato di non aver ratificato la versione adattata del trattato concordata a Istanbul nel 1999, per tenere conto della mutata situazione geo-politica e militare dopo il crollo dell'Urss e del Patto di Varsavia, con Paesi come la Polonia, la Bulgaria e l'Ungheria finiti nell'orbita atlantica. I Paesi della Nato, dal canto loro, si rifiutano di ratificare la nuova versione del Cfe finché Mosca non ritirerà le sue truppe dalla Moldavia e dalla Georgia, paese quest'ultimo dove proprio ieri Mosca ha completato lo smantellamento della sua ultima base. ATS
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