
"Giulio, ti pare che io voglio abolire l'Irap così, da un giorno all'altro... Lo faremo quando ci saranno i soldi. Ma in due mesi arriveranno i miliardi dello scudo fiscale e quelli dobbiamo usarli per abbassare le tasse". Dopo nemmeno tre giorni dall'annuncio al convegno della Cna, Silvio Berlusconi - come scrive oggi il Corriere della Sera - smentisce se stesso e firma con Giulio Tremonti la tregua armata. Il gelo resta, i rapporti personali sono ormai deteriorati e non basta un incontro di tre ore per ricucire lo strappo. Ne è prova il commento a denti stretti di Calderoli sull'esito dell'incontro: "Meglio non parlarne. Il governo sta in piedi solo grazie a quell'uomo lì", indicando Bossi. Il vertice di Arcore - racconta ancora il Corriere - si è svolto in due parti: prima Berlusconi con Calderoli e Bossi. Poi è arrivato anche Tremonti che il premier avrebbe cercato di evitare fino all'ultimo. "Giulio deve capire che il presidente del consiglio sono io e la linea politica la stabilisco io e non lui. Entro la fine dell'anno qualcosa sulle tasse devo farlo e lui si deve adeguare", ha premesso il premier con i capi leghisti. "Non ti preoccupare, convincerò Tremonti", ha garantito Bossi. In tre ore il vertice è servito per rinviare lo show down finale con il ministro, che Berlusconi ha criticato per voler fare tutto da solo, senza coinvolgere anche gli altri ministri: "Non sapete che fatica faccio a tenere tutti uniti. D'ora in poi non voglio più dichiarazioni contrastanti di un ministro contro un altro". Ma l'elenco di chi chiede di allentare i cordoni della borsa è lungo, a cominciare come si è visto da Berlusconi che ha bisogno di dare qualche segnale per rinvigorire il consenso in vista delle elezioni amministrative di fine marzo. Ma anche se alla fine Berlusconi la spunterà, Bossi ieri ad Arcore non solo ha ricordato che "finché io vivo Tremonti non si tocca", ma ha perfino tirato in ballo gli odiati "controllori" di Francoforte e Bruxelles per ricordare a Berlusconi che "l'Europa ci uccide se spendiamo". Quindi tutti d'accordo: prima vengono le riforme costituzionali e la Giustizia, l'Irap si eliminerà - come chiede di fare da subito la Confindustria - ma nel tempo, quando ci sarà la copertura finanziaria per farlo. Piuttosto, scrive infine il Corriere della Sera, viene il sospetto che la vera posta in gioco nel duello fra Berlusconi e Tremonti non sia tanto l'Irap, ma il "tesoretto" che arriverà entro la fine dell'anno con lo scudo fiscale: qualcosa che può arrivare fino a 5 miliardi di euro, molto utili in vista delle elezioni. Chi li gestirà? Un fondo speciale a Palazzo Chigi, o un capitolo di spesa gestito dal ministero dell'Economia? Il "tesoretto" fa gola a tutti e due, e su quei 5 miliardi lo scontro si annuncia sanguinoso.
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