
Gabriel Garcia Marquez era "un agente della propaganda al servizio dell'intelligence cubana" ed è stato coinvolto nel traffico d'armi tra l'isola e il suo paese, la Colombia: lo affermano i documenti dei servizi segreti messicani, che tra il 1967 e il 1985 hanno spiato le attività dello scrittore residente in Messico dagli anni '60. Alcuni dettagli messi in archivio dalla Dfs sulla vita dello scrittore coincidono con quelli raccontati dal critico letterario Gerald Martin, autore della prima biografia 'ufficiale' di Marquez, nelle librerie inglesi da qualche settimane, ora in uscita in America Latina. Lo scrittore, si ricorda nei documenti, venne tra l'altro accusato dalle autorità di Bogotà di fomentare la guerriglia colombiana M-19 e di essere il tramite di un contrabbando di armi dal suo paese all'Avana. All'epoca, 'Gabo' era d'altra parte presidente della fondazione Habeas, che si occupava di diritti umani, accusata dalla Dfs di "proteggere e appoggiare economicamente movimenti di estrema sinistra e guerriglieri che si nascondevano sotto le spoglie di perseguitati politici". I commenti dell'intelligence mantengono un tono intimidatorio anche dopo l'assegnazione allo scrittore del premio Nobel della letteratura, nel 1982, quando gli 007 messicani rilevano per esempio che "Garcia Marquez ha dato in ossequio i diritti di 'Cronaca di una morte annunciata'" al governo di Fidel Castro. Ciò conferma che 'Gabo' non solo è "pro-cubano e pro-sovietico", ma opera "quale agente di propaganda al servizio dell'intelligence dell'Avana", affermano i documenti dell'epoca, rilevando inoltre le conversazioni che Garcia Marquez aveva con leader della sinistra europei, quali Francois Mitterand. ATS
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