
Umorista pungente, scrittore ispirato, fiero delle sue radici popolari e degli anni trascorsi tra gli italiani emigrati in Francia. Questo era Francois Cavanna, 90 anni, morto ieri notte in un ospedale della banlieue parigina per le conseguenze del morbo di Parkinson. Figlio di padre italiano e madre francese, era cresciuto nella cittadina di Nogent, alle porte di Parigi, in un quartiere abitato in gran parte da immigrati italiani, subendo angherie e continui gesti di razzismo. Durante l'occupazione nazista della Francia fu inviato in Germania ai lavori forzati, incontrò diversi oppositori e prigionieri russi, che contribuirono alla sua formazione politica. Rientrato in patria, si iscrisse al partito comunista, tornato legale con la liberazione. Negli anni Sessanta e Settanta divenne famoso per le sue boutade satiriche, culminate nella fondazione del provocatorio magazine Hara Kiri, che diventerà poi Charlie Hebdo, "giornale brutto e cattivo" in cui è caporedattore, autore e disegnatore. Ma anche per i toccanti romanzi autobiografici, il più celebre dei quali è dedicato proprio ai 'Ritals', termine dispregiativo con cui erano indicati gli emigranti italiani giunti Oltralpe in cerca di fortuna. Un omaggio alla sua opera è giunto dalla presidenza francese, che in una nota diffusa nel pomeriggio lo definisce "uno scrittore che ha fatto della libertà la sua ispirazione e dell'impegno il suo stile", e "un uomo di solide convinzioni che non ha mai smesso di battersi per delle cause giuste".
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