
Tensione ieri sera al porto di Ceuta durante una protesta contro l'arrivo di volontari dell'Ong Negu Gorriak/Derecho a Techo, che hanno raggiunto l'exclave spagnola in Marocco per il monitoraggio dei migranti.
Durante la protesta, alla quale hanno partecipato circa 50 persone, secondo la polizia, è stata colpita con lanci di pietre e uova l'auto di Julia Ferraris, consigliera dell'Assemblea di Ceuta per Ceuta Ya - formazione politica locale progressista - che viaggiava con due attivisti della Ong di Navarra.
Gli incidenti sono degenerati in scontri tra manifestanti e agenti, con l'intervento delle unità antisommossa e spari in aria per disperdere la folla. Almeno una persona è stata arrestata, segnala la polizia.
«Venivano a linciarci», ha raccontato Ferraris alla radio Cadena Ser. «Ho avuto moltissima paura, le pietre hanno rotto il parabrezza mentre prendevano a calci le portiere dell'auto, ho pensato che non ne saremmo usciti vivi», ha aggiunto la consigliera, nello spiegare che molti degli aggressori erano residenti e suoi vicini di casa, che ha potuto identificare.
L'esponente di Ceuta Ya ha chiarito che comprende l'insofferenza della popolazione ceutina per la presenza di migliaia di migranti, ma ha denunciato la strumentalizzazione politica delle proteste: «È legittimo, ma da 50 giorni sono strumentalizzate dalle destre. Non si può linciare nessuno perché la pensa in maniera diversa», ha criticato, chiedendo alle forze di destra di «smettere di buttare benzina su un fuoco già acceso».
Ancora mille minorenni che vivono in strada
La visita dell'associazione della Navarra era stata annunciata sui social da Negu Gorriak/Derecho a Techo venerdì per «mettere il corpo come scudo» contro quella che definisce violenza nei confronti dei migranti che ancora vagano nelle strade della città e per portare materiale umanitario.
Sono circa 10.000 i migranti che risultano ancora presenti complessivamente nell'exclave, secondo stime del governo centrale, mentre il governo locale eleva la stima a 13.000 persone. Di queste, circa 1.700 sono alloggiate da venerdì in una tendostruttura allestita nel porto di Ceuta, dove è avvenuta ieri la protesta dei residenti.
Sono circa 2.150 i minori identificati e presi in carico dal sistema di tutela, mentre le autorità indicano ancora circa mille minori che da 50 giorni vivono in strada senza essere identificati e migliaia di adulti restano accampati sulle spiagge.
La maggior parte dei minori vuole restare in Spagna
Sono tra i 500 e i 700 i minori migranti che, secondo la ministra spagnola per la Gioventù e l'Infanzia, Sira Rego, si trovano ancora oggi nelle strade di Ceuta, exclave spagnola in Nord Africa. «La maggior parte vuole restare in Spagna. E resterà», ha detto Rego in un'intervista alla radio Cadena Ser, escludendo che la maggioranza possa essere ricongiunta alle famiglie in Marocco.
La ministra ha spiegato che «nel giro di pochi giorni» saranno pronti i primi dossier per sollecitare il ricongiungimento familiare dei minorenni e «vedremo quale sarà la risposta del Marocco», ha sottolineato, poiché Rabat, che pure assicura di voler accogliere i minori marocchini entrati in maniera irregolare e Ceuta, da mesi ha bloccato oltre 600 pratiche relative a rimpatri di adolescenti entrati nell'exclave prima degli arrivi in massa di fine luglio, delle quali «non abbiamo ricevuto alcun tipo di risposta».
«Non è abituale che ci sia una risposta fluida da parte del Marocco e questo, ovviamente, è un problema o una difficoltà per realizzare il ricongiungimento familiare dei minori», ha affermato Rego. Che ha inoltre sottolineato che questi ultimi resteranno in Spagna perché «c'è una legge che li protegge». «Abbiamo una normativa garantista che li ascolta, li protegge e, soprattutto nei casi di bambini che fuggono da molta violenza, il nostro obbligo come società è proteggerli», ha evidenziato l'esponente di Sumar.
Il governo spagnolo aveva indicato la scorsa settimana in circa 2.150 i minori identificati e presi in carico dal sistema di tutela a Ceuta, mentre fra circa 700 e 1.000 sarebbero quelli che ancora vivono in strada, dopo l'arrivo in massa dell'exclave; un numero quest'ultimo che Rego ha oggi ribassato a circa 500-700.

