
Le ipotesi di reato sono gravissime: corruzione, traffico di influenze e violazione di segreto investivativo, per una pena di 10 anni di carcere. Ma Nicolas Sarkozy non le accetta, e dicendosi "scioccato e umiliato" attacca la strumentazzazione politica da parte dei magistrati.
Il sistema politico di cui Sarkozy era solo l'apice, tuttavia, vacilla per intero, e forse lo stesso ex premier è consapevole che un suo ritorno in politica sembra ormai impossibile. Le sette inchieste che negli ultimi mesi hanno fatto emergere lo scandalo, infatti, hanno travolto tutti: avvocati, amici, ministri, consiglieri e collaboratori.
I procedimenti giudiziari che vedono coinvolto l'ex presidente sono nell'ordine: lo scandalo "Karachi" (retrocommissioni per favorire la campagna di Balladur nel 1995, Sarkozy era portavoce), i sondaggi dell'Eliseo commissionati a due società presiedute da consiglieri e senza appalto, il caso Tapie con l'arbitrato del governo che favorì la concessione di 400 milioni al miliardario ai danni della banca Credit Lyonnais, il finanziamento della Libia di Gheddafi, le bustarelle della miliardaria Bettencourt, le intercettazioni telefoniche e il caso delle fatture gonfiate per pagare i costi dell'ultima campagna elettorale.
Tutte attività che sembrano essere legate tra di loro e che appaiono come un iceberg di cui la punta è il caso, ancora in corso, dell'acquisto di carte sim sotto falsa identità per scoprire cosa si stava decidendo su di lui nei saloni della Cassazione, da cui peraltro era scattata la prima delle accuse da parte della magistratura.
Sul reato di corruzione attiva Sarkozy avrebbe proposto attraverso il suo avvocato Thierry Herzog di intervenire in favore di una promozione del giudice di Cassazione "amico", Gilbert Azibert, che ambiva ad una poltrona da magistrato nel Principato di Monaco. Ciò in cambio di informazioni sul caso Bettencourt, in particolare sulle famose agende e sull'uso che la magistratura avrebbe potuto farne nell'ambito di altri casi.
La seconda ipotesi di reato, il traffico di influenze, è strettamente legata alla prima. Riguarda le pressioni che il giudice Azibert, corrotto, potrebbe aver operato nei confronti dei suoi colleghi di Cassazione per favorire Sarkozy.
Infine la ricettazione di violazione di segreto investigativo: Sarkozy ha beneficiato, è stato di fatto l'utilizzatore, di un'informazione riservata fornitagli da un poliziotto, da un magistrato o da un avvocato. Uno di questi soggetti gli avrebbe comunicato che lui ed Herzog erano sotto intercettazione. Tanto che l'ex capo dello Stato ha cominciato ad utilizzare una nuova carta Sim, sotto il falso nome di Paul Bismuth.
Con questa situazione giudiziaria, con alcuni dei principali suoi ministri e collaboratori trascinati nelle varie inchieste - primi fra tutti Claude Gueant e Brice Hortefeux, senza dimenticare il consigliere Patrick Buisson - sembra arduo sperare di cancellare tutto, anche per un carattere ostinato e spregiudicato come quello di Sarkozy. E sempre nell'ipotesi, tutta da verificare, che da tutti questi procedimenti, l'ex presidente esca sempre scagionato.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

