
Ci sono anche quattro tra ex alti funzionari ed ex alti ufficiali americani sospettati di violazioni dei diritti dell'uomo nella base di Guantanamo nella blacklist con cui Mosca ha dato una risposta simmetrica alla lista Magnitski, diffusa ieri dagli Usa per bandire e congelare i beni di 18 cittadini russi ritenuti responsabili della controversa morte in un carcere russo dell'avvocato Serghiei Magnitski. Si tratta di David Spears Addington, capo di gabinetto dell'allora vicepresidente Usa Dick Cheney, John Yoo, dell'ufficio di consulenza legale del ministero della giustizia dal 2001 al 2003, Geoffry Miller, comandante della task force comune a Guantanamo nel 2002-2003, e di Jeffrey Harbeson, suo successore dal 2010 al 2012. Le altre 14 persone bandite appartengono invece alla categoria delle persone che, secondo Mosca, hanno violato i diritti e le libertà di cittadini russi all'estero: si tratta di magistrati, in gran parte di un distretto giudiziario di New York, agenti dell'Fbi e dell' antidroga americana (Dea). Anche la lista russa, come quella Usa, comprende una sezione segreta di nomi che non saranno resi noti. "Dobbiamo sottolineare che, a differenza della lista Usa compilata arbitrariamente, la nostra include innanzitutto responsabili per la legalizzazione della tortura e la detenzione illimitata dei prigionieri nella prigione speciale di Guantanamo, per l'arresto e il sequestro di cittadini russi in Paesi terzi e per aver messo in pericolo le loro vite e la loro salute", ha commentato Aleksandr lukashevich, portavoce del ministero degli esteri russo. "La guerra delle liste non è una nostra scelta, ma non possiamo in alcun modo ignorare questo aperto ricatto senza una risposta", ha aggiunto. "Per i parlamentari americani è tempo di capire che costruire relazioni con un Paese come la Russia in una posizione di mentore e di palese diktat non ha alcuna prospettiva", ha concluso. ATS
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