
In discorso al parlamento russo in cui ha auspicato un ulteriore decennio di 'stabilità', il premier Vladimir Putin ha usato oggi accenti elettorali e ha ascritto anche a se stesso il merito del superamento della crisi economica affrontata assieme al presidente Dmitri Medvedev, suo ex-delfino e potenziale rivale alle elezioni dell'anno prossimo. "La crisi è in arretramento su tutti i fronti", ha annunciato Putin dal podio della Duma sottolineando che la Russia non ha dovuto pietire aiuti internazionali nè tagliare le tutele statali: "in nessun caso - ha previsto nel suo discorso annuale - rinunceremo ai nostri impegni sociali". Il Pil russo, ha insistito, nel 2012 tornerà ai livelli pre-crisi grazie ad un incremento del 4,2% quest'anno. La Russia inoltre potrebbe entrare entro il 2020 nel novero delle cinque più grandi economie mondiali e resistere alle minacce esterne, ha previsto Putin ammettendo punti di vulnerabilità nella dipendenza da energia e materie prime. "Il Paese ha bisogno di un decennio di sviluppo costante e stabile. Senza scosse, senza esperienze non meditate e fondate su un liberalismo ingiustificato, e senza demagogia sociale", ha sostenuto l'uomo forte di Russia senza rispondere al grande interrogativo della politica russa: chi sarà - se lui o Medvedev, o tutti e due - a candidarsi alle presidenziale del marzo dell'anno prossimo. La stampa ha preannunciato il discorso presentandolo come un'apertura di una lunga campagna elettorale che avrà un primo culmine già nelle parlamentari di dicembre: Putin ad esempio ha annunciato aumenti generalizzati di retribuzione per dipendenti pubblici, insegnanti e medici, oltre ad uno stanziamento equivalente a 1,87 miliardi di euro per l'incremento delle pensioni. Nel dibattito seguito al discorso, i parlamentari l'hanno interrogato solo su temi come i permessi di pesca e Putin ha potuto evitare di pronunciarsi sul fenomeno della corruzione o sullo schiacciante dominio del suo partito (Russia Unita), favorito da un sistema elettorale criticato di nuovo oggi dall'opposizione comunista. Il suo leader, Ghennadi Ziuganov, non ha escluso che l'indigenza a suo avviso diffusa nel paese (c'e "fame e miseria") generi proteste in stile Nord Africa anche in Russia. I sondaggi, in crescita, danno però la popolarità di Putin al 70% nonostante dal 2008 abbia posto in una posizione di rilievo (il Cremlino) il suo ex-protetto: il più liberale e filo-occidentale Medvedev che potrebbe ora ben ricandidarsi per cercare un secondo mandato. "Putin sta cercando di assicurarsi che gli elettori non associno progresso e riforme solo con Medvedev", ha notato Chris Weafer, capo analista di Uralsib Capital. Il suo discorso "suona molto pragmatico, molto populista", ha rilevato un altro osservatore, di Renaissance Capital, sostenendo che Putin "non vuole sembrare nè troppo liberale nè troppo socialista". Insomma un Putin elettoralmente pigliatutto alla cui esibizione Medvedev oggi ha potuto rispondere mediaticamente finendo cliccatissimo su Youtube: è stato ripreso di spalle mentre ballava "American boy" ad una rimpatriata di universitari, ma il suo stile è stato definito impacciato da qualche commentatore della rete. ATS
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