
Il leader del Cremlino Vladimir Putin ha sottoposto oggi alla Duma, la camera bassa del parlamento, un progetto di legge che impedisce alla quasi totalità dei funzionari russi, con l'esclusione del personale diplomatico e consolare, di possedere conti bancari all'estero, titoli pubblici, obbligazioni o azioni straniere. Un provvedimento che prende di mira l'élite politico-economica del Paese. L'obiettivo è "rafforzare la sicurezza nazionale, allargare gli investimenti nell'economia russa e migliorare l'efficacia della lotta contro la corruzione". La scure riguarda in particolare uomini di Stato, procuratore e vice procuratori generali, i membri del cda della Banca centrale, i membri dei governi regionali, le persone che rivestono una posizione statale, se sono stati eletti dal presidente, dal governo o dal procuratore generale. Il divieto è esteso ai dirigenti di holding statali, fondi o altre organizzazioni previste dalla legge federale, e include anche le mogli e i figli minorenni degli interessati. Una volta approvata, la legge concederà tre mesi di tempo per la chiusure dei conti all'estero e la vendita dei titoli stranieri: i trasgressori rischiano di perdere le loro cariche elettive, i loro posti nelle società pubbliche, il ruolo di magistrato. La mossa di Putin arriva dopo una serie di polemiche e scandali legati ai conti bancari e ai beni immobiliari detenuti all'estero da funzionari o deputati. ATS
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