
La Chiesa ortodossa russa ha il suo primo patriarca postcomunista, il 16esimo della sua storia, come hanno ricordato i sedici rintocchi di campana che hanno annunciato la sua nomina: è il metropolita di Smolensk e Kaliningrad, Kirill, 62 anni, "ministro degli esteri" del patriarcato di Mosca, grande comunicatore, considerato il campione dell'ala più moderna e aperta al dialogo, in particolare con la Chiesa cattolica. Lo ha eletto oggi nella cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, con una maggioranza superiore alle aspettative (508 voti su 677validi), il Concilio nazionale nel primo dei suoi tre giorni di assemblea, preferendolo al metropolita di Kaluga e Borovsk, Kliment(59 anni), capo dell'amministrazione della Chiesa russa ortodossa, un conservatore con ottimi agganci politici ma poco carismatico: per lui "solo" 169 preferenze. Erano i due unici candidati, dopo il ritiro odierno del metropolita bielorusso di Minsk e Slutsk, Filarete (73 anni), che ha portato i suoi consensi - non determinanti - a Kirill. Tutti e tre erano stati proposti domenica dal consiglio episcopale, che aveva già delineato un'ampia preferenza per il primo (97 voti contro rispettivamente 32 e 16). L'insediamento ufficiale è previsto il 1. febbraio. Kirill, al secolo Vladimir Gundiaiev, era diventato patriarca reggente all'inizio di dicembre, in seguito alla morte di AlessioII, artefice in 18 anni della rinascita della chiesa ortodossa dopo decenni di ateismo di Stato e di persecuzioni comuniste, a partire dalla Cattedrale di Cristo Salvatore, distrutta da Stalin e ricostruita negli anni Novanta da Boris Ieltsin. "Un secondo battesimo", lo ha definito lo stesso Kirill davanti ai 711 grandi elettori - alti dignitari, rappresentanti del cleroinferiore e laici provenienti da 64 Paesi - ricordando la crescita esponenziale di chiese, monasteri, parrocchie, diocesi, ma anche la storica fine dello scisma con la chiesa ortodossa all'estero. Oggi la Chiesa russa ortodossa può contare su 165 milioni di fedeli, di cui 30 milioni fuori della Russia, e su una religiositàdiffusa nel paese, anche se poco sentita e praticata. Secondo un recente sondaggio, oltre il 70% dei russi si considera ortodosso, ma solo uno su dieci va in chiesa almeno una volta al mese e metà dice di non pregare mai. È questa una delle sfide che attende Kirill, avvicinare i russi alle chiese dopo averle ricostruite, aprendo di più la chiesa al sociale, ai deboli, ai dirittidell'uomo, di fronte ai quali è rimasta spesso in silenzio. Un'altra della sfide che lo attendono è la decisione di un'eventuale svolta nel dialogo con i cattolici, fino allo storico incontro con il Papa, che Alessio II aveva rifiutato. Kirill l'ha già visto in Vaticano nel dicembre 2007 da "ministro degli esteri", ma negli ultimi tempi è stato prudente, forse per evitare nuove accuse di ecumenismo alla vigilia dell'elezione. E oggi ha ribadito: niente compromessi di fede, ma dialogo in nome di una comune battaglia contro il secolarismo, compreso quello alimentato dalle comunità protestanti. Una terza sfida sarà il rapporto - in gran parte subalterno - con il potere, che secondo alcuni osservatori potrebbe diventarepiù autonomo dopo anni di "collateralismo". A suo favore giocano l'età relativamente giovane, il carattere forte, l'ampiamaggioranza che lo sostiene e la sua immagine mediatica: in quest'ultimo campo è riuscito a trascinare alla vittoria il santocondottiero Aleksander Nevski nel concorso televisivo per eleggere il personaggio storico più rappresentativo della Russia. ATS
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