
Un'esplosione dovuta con ogni probabilità a una fuga di gas ha distrutto stamane l'ala residenziale di un palazzo federale che ospitava gli ufficiali giudiziari di Nazran, principale città dell'Inguscezia (Caucaso del nord). Due interi piani sono crollati seppellendo una trentina di persone, con un bilancio di otto morti e una quindicina di feriti. Gli altri occupanti sono stati tratti in salvo incolumi o solamente contusi dai soccorritori della protezione civile. Si è scavato a lungo tra le macerie alla ricerca di un disperso, che poi è stato ritrovato morto, portando così a otto il bilancio delle vittime. La fuga di gas è l'ipotesi privilegiata - nella zona si sente ancora molto forte il tanfo del metano - ma gli inquirenti non escludono la pista di un atto terroristico, magari attraverso il sabotaggio dei tubi. L'Inguscezia è una delle zone più calde del Caucaso russo sotto questo aspetto, e dopo la 'normalizzazione' della Cecenia ha ereditato - assieme al Daghestan e alla Kabardino Balkaria - il testimone della ribellione a Mosca. Attentati contro funzionari statali o rappresentanti delle forze dell'ordine sono quasi quotidiani. L'ospedale di Nazran ha rivolto ai vicini nosocomi di Grozny, Makhachkhala ed altri centri dell'area richieste di medicinali e sangue per trasfusioni. Alcuni feriti sono in gravi condizioni. Il bilancio avrebbe potuto essere più tragico se l'esplosione si fosse verificata poco prima: gli uffici delle guardie giudiziarie - incaricate della riscossione dei debiti verso lo stato russo - avevano aperto da poco, e diverse persone erano già al lavoro nell'ala risparmiata dallo scoppio. ATS
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