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Russia: fine odissea attivisti Greenpeace, ora verso casa
Redazione
13 anni fa

Capodanno a casa per gli Arctic 30: dopo tre mesi finisce l'odissea russa per gli attivisti di Greenpeace. L'amnistia varata dalla Duma la scorsa settimana è stata notificata a tutti, ed entro la fine di questa settimana potranno tornare in patria. Chiuso il procedimento penale, evitato il processo, caduta l'accusa di "teppismo" per l'assalto alla piattaforma di Gazprom che scatenò il caso, e che Greenpeace ha sempre contestato, definendo il blitz un'azione pacifica di protesta contro i rischi ambientali derivati dalle trivellazioni petrolifere nell'Artico, anche allo zurighese Marco Weber oggi è stato concesso il visto di transito per rientrare in patria. Finalmente liberi, oltre a tre russi, i 26 attivisti stranieri del gruppo: 14 di loro oggi hanno ricevuto il visto di transito che gli permetterà finalmente di lasciare la Russia; ne erano sprovvisti in quanto entrati illegalmente nelle acque territoriali russe. Il primo ha già lasciato San Pietroburgo questa sera, partito su treno diretto a Helsinki: è Dmitri Litvinov, svedese-americano di origine russa. I restanti militanti, secondo Greenpeace Russia, dovrebbero ottenere domani il timbro sul passaporto. E "tra domani e la fine di questa settimana tutto l'equipaggio del rompighiaccio tornerà a casa". Dopo aver sperimentato sulla propria pelle la giustizia russa: arrestati il 19 settembre dalle guardie di frontiera per il blitz alla Prirazlomnaya nel Mar Pechora, gli ambientalisti sono stati portati nella gelida Murmansk, oltre il Circolo Polare Artico, e messi in detenzione preventiva per due mesi. Poi trasferiti in diverse prigioni a San Pietroburgo il 12 novembre, e in seguito rilasciati su cauzione equivalenze a circa 45'000 franchi svizzeri. Attualmente soggiornano in albergo nella città sul Baltico. L'iniziale accusa di "pirateria" (punita dalla legge russa con fino a 15 anni di prigione), era stata declassata a "teppismo" (pena massima 5 anni). I 30 di Greenpeace - cittadini di 18 diversi paesi - sono così gli ultimi "famosi" a beneficiare dell'amnistia lanciata dal presidente Vladimir Putin per i 20 anni della Costituzione russa post-sovietica. Che dopo il sì dei deputati, il 18 dicembre, ha visto un'accelerazione improvvisa, mettendo in libertà nel giro di pochi giorni i protagonisti dei casi più spinosi per il Cremlino che avevano scatenato critiche internazionali contro la Russia: dalle due Pussy Riot lunedì, all'ex oligarca Mikhail Khodorkovsky, graziato a sorpresa da Putin venerdì. Una mossa vista da molti come un tentativo di calmare le proteste contro Mosca alla vigilia delle Olimpiadi Invernali di Soci che iniziano il 7 febbraio e fermare il boicottaggio già avviato da alcuni leader mondiali. Ma anche incoraggiare gli investimenti stranieri mentre la crisi morde. La Russia insomma perdona, anche se non scagiona: solo una settimana fa nella sua annuale conferenza stampa, Putin ha ribadito che l'arresto dei 30 membri di Greenpeace "deve servire da lezione", precisando che l'amnistia "non è stata decisa per loro".

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