
Diceva di essere "in possesso di ulteriori elementi ed informazioni documentate", l'avvocato Egidio Verzini, ex legale di Karima El Mahroug, quando in un comunicato di una trentina di righe, il 4 dicembre, rivelava all'Ansa dettagli sulla "operazione Ruby", ossia un presunto versamento di 5 milioni di euro nel 2011 da Silvio Berlusconi alla marocchina, attraverso una banca di Antigua.
Il giorno dopo in svizzera il legale, malato da tempo, pose fine alla sua vita col suicidio assistito. La notizia della morte, rimasta per suo volere nascosta per oltre un mese, è arrivata in Procura a Milano solo pochi giorni fa e gli inquirenti hanno deciso di indagare per capire se abbia lasciato carte a riscontro delle sue dichiarazioni.
Proprio nell'ambito di quella che tecnicamente si chiama "attività integrativa d'indagine", un filone aperto che corre parallelo al processo Ruby ter che vede imputato l'ex premier per corruzione in atti giudiziari assieme ad altri 27 imputati, oggi il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio, assieme alla polizia giudiziaria, hanno ascoltato per due ore la compagna di Verzini.
Sentita come persona informata sui fatti per ricostruire le ultime 'mosse' di quell'avvocato 60enne del Foro di Verona, con studio ad Illasi, che quasi due mesi fa, quando aveva già fissato una data con Dignitas a Zurigo per mettere fine alle sue sofferenze, decise per "dovere etico e morale", così disse, di "rendere pubblico ciò che si è realmente verificato nella vicenda Ruby".
Così Verzini, che fu legale di Ruby tra giugno e luglio 2011 (il processo a Berlusconi, finito con un'assoluzione definitiva, era iniziato in aprile), dopo aver lanciato nel tempo altri segnali di questo genere ma mai così dettagliati, parlò in un comunicato di "un pagamento di 5 milioni di euro eseguito tramite la banca Antigua Commercial Bank su un conto presso una banca in Messico", di cui 2 milioni "dati a Luca Risso", ex compagno, e 3 "fatti transitare dal Messico a Dubai" ed "esclusivamente" per Ruby. Indicò altri elementi e scrisse che, a suo dire, la "operazione" sarebbe stata "interamente diretta dall'Avv. Ghedini con la collaborazione di Luca Risso".
Ghedini immediatamente ribatté che quelle dichiarazioni erano "totalmente destituite di qualsiasi fondamento". E Verzini il 5 dicembre, il giorno della morte, in mattinata replicò: "Le querele per calunnia prospettate dal collega Ghedini non avranno alcun esito in quanto tutto corrisponde a verità".
Ora, anche in seguito alle dichiarazioni della compagna (Verzini era anche un teste del processo), gli inquirenti potrebbero cercare di acquisire documenti utili e i nuovi atti saranno depositati nel dibattimento Ruby ter, quello con al centro i milioni di euro che il leader di Fi avrebbe versato a Karima (Berlusconi, a detta di Verzini, sapeva della sua "minore età" e lei "non era l'unica minorenne") e alle 'Olgettine' per ottenere, secondo l'accusa, il silenzio sulle serate a luci rosse ad Arcore.
Il processo riprenderà lunedì e la stessa imputazione a carico di Berlusconi lascia spazi a nuovi accertamenti in quanto parla di una "promessa" di 5 milioni dal leader di FI alla ragazza, di "versamenti su conti esteri", e di presunti intermediari non identificati.
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