

Donald Trump lega le trattative con l'Iran all'ingresso dei Paesi arabi negli Accordi di Abramo.
«Nel corso delle discussioni che ho avuto con l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Turchia, l'Egitto, la Giordania e il Bahrein, ho affermato che, dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti nel tentativo di ricomporre questo puzzle estremamente complesso, dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, quantomeno, aderiscano simultaneamente agli Accordi di Abramo», afferma il presidente sul suo social Truth.
I leader dei Paesi arabi «si sentirebbero onorati di accogliere l'Iran tra i firmatari degli Accordi di Abramo. Wow: questa sì che sarebbe una cosa davvero speciale», ha aggiunto Trump richiedendo «con fermezza che tutti i paesi firmino immediatamente gli Accordi di Abramo e che, qualora l'Iran siglasse l'accordo con me, sarebbe un onore accoglierlo anch'esso all'interno di questa impareggiabile coalizione Mondiale».
«Il Medio Oriente risulterebbe unito, potente ed economicamente forte, forse come nessun'altra area in tutto il mondo. Incarico i miei Rappresentanti di avviare il processo volto a includere la firma di tali Paesi nei già storici Accordi di Abramo», ha osservato.
Sempre su Truth, Trump ha ribadito che «i negoziati con l'Iran stanno procedendo bene. Sarà un grande accordo per tutti, oppure nessun accordo affatto. Si tornerà sul fronte di battaglia, a sparare, ma in modo più massiccio e intenso che mai. E nessuno lo vuole».
Dal canto loro, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi si trovano a Doha per incontrare il primo ministro del Qatar e discutere di un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra.
I colloqui saranno incentrati principalmente sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, sull'uranio arricchito e sui beni iraniani congelati, come testimoniato dalla presenza di Abd al-Nasser Hemmati, governatore della Banca Centrale iraniana.
Secondo quanto dichiarato da un funzionario iraniana al Washington Post, la riapertura dello Stretto di Hormuz avverrà in fasi. Il funzionario ha sottolineato che nella prima fase gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni congelati, avrà inizio lo sminamento e verrà revocato il blocco americano.
Intanto, nel corso di una conversazione telefonica svoltasi oggi, il presidente russo Vladimir Putin e il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, hanno sottolineato l'esigenza di una rapida «soluzione politico-diplomatica della crisi iraniana». Lo ha riferito il Cremlino.
«Nel corso della discussione sulla situazione in Medio Oriente - si legge in una nota del Cremlino diffusa su Telegram - i due leader hanno sottolineato la necessità di raggiungere rapidamente una soluzione politico-diplomatica della crisi iraniana, tenendo conto incondizionatamente degli interessi di tutti gli Stati della regione».
L'esercito israeliano (IDF) riferisce che un drone esplosivo lanciato da Hezbollah dal Libano ha colpito un'abitazione a Metula, uno dei villaggi al confine con Israele più colpiti durante la guerra. Non ci sono feriti tra i civili.
Ieri la milizia sciita ha lanciato 30 droni, uno ha colpito un soldato dell'Idf uccidendolo, altri due sono stati feriti. Il portavoce dell'esercito ha dichiarato che Hezbollah ha lanciato diversi droni esplosivi contro l'Idf e in territorio israeliano nonostante la tregua.
Intanto, centinaia di abitanti della Galilea, nel nord di Israele, hanno trasferito la residenza e iscritto i figli in scuole lontane per sottrarsi ai continui lanci di droni di Hezbollah e rinunciano ai significativi benefici fiscali che tanti voti avevano portato al primo ministro. Particolare quest'ultimo che denuncia «la perdita di fiducia nel governo», come sottolinea Channel 12.
Le comunità della Galilea sono a ridosso del confine con il Libano, gli abitanti non hanno il tempo materiale per correre nei rifugi quando scattano le sirene. Oggi sono state diffuse le foto di studenti nascosti sotto i banchi per proteggersi dalle esplosioni.
Dal canto suo, l'agenzia di stampa palestinese Shehab riferisce che «in un attacco dell'Idf contro una tenda di sfollati a Khan Yunis, un uomo è morto e diverse persone sono rimaste ferite».
Il governo malese è pronto a portare Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia (Icj) per il presunto rapimento e le torture inflitte agli attivisti della flottiglia umanitaria Global Sumud, diretta a Gaza, secondo quanto riportato dal media locale Malay Mail.
Amirudin Shari, primo ministro dello stato malese di Selangor, ha dichiarato che Kuala Lumpur avvierà un procedimento non appena gli avvocati avranno completato la raccolta di informazioni e prove a sostegno, come riportato dal Malay Mail.
«Non resteremo in silenzio, non ci fermeremo. Mentre il team legale raccoglie tutta la documentazione sulle violazioni del diritto internazionale, i partecipanti alla flottiglia sono stati rapiti più di una volta e torturati», ha affermato Amirudin durante la cerimonia di benvenuto della Global Sumud Flotilla 2.0 all'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur.
«Porteremo la questione davanti alla Corte internazionale, continueremo a esercitare pressioni diplomatiche», ha affermato. Amirudin ha aggiunto che a questa iniziativa seguirà una continua pressione diplomatica da parte del governo per chiedere la «piena liberazione» di Gaza.
Il ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che Teheran riscuote tariffe per i «servizi di navigazione» dalle navi in transito nello strategico Stretto di Hormuz, piuttosto che imporre pedaggi. «I servizi forniti - servizi di navigazione oltre alle misure necessarie per proteggere l'ambiente dello Stretto di Hormuz, del Golfo Persico e del Mar di Oman - richiedono la riscossione di determinati diritti», ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei in una conferenza stampa settimanale aggiungendo chee l'Iran «non sta cercando di riscuotere pedaggi».
«L'Iran non intende riscuotere pedaggi nello Stretto di Hormuz, ma, insieme all'Oman, sta adottando misure per riscuotere tariffe per i servizi di navigazione sulle imbarcazioni che transitano per quella via d'acqua, nonché per la tutela dell'ambiente del Golfo Persico, dello Stretto di Hormuz e del Mar di Oman», ha aggiunto Baghaei, nel corso della conferenza stampa settimanale.
Il portavoce degli Esteri di Teheran ha poi sottolineato che «non si parla dello Stretto di Hormuz nella bozza di accordo, poiché la gestione di questa regione riguarda gli Stati costieri».
Riferendosi alle sanzioni dei paesi europei contro l'Iran riguardanti la chiusura dello Stretto di Hormuz, Baghaei ha affermato che qualsiasi mossa ostile comporterà una reazione dell'Iran a qualsiasi azione unilaterale, poiché le mani dell'Iran non sono legate per agire. «Se gli europei fossero stati fedeli allo Stato di diritto, avrebbero dovuto sanzionare gli Stati Uniti e il regime sionista, poiché sono loro la causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, a seguito del loro attacco contro l'Iran del 28 febbraio», ha concluso.
L'Iran dichiara che Teheran e Washington hanno raggiunto intese su molte questioni nel corso dei colloqui relativi a un accordo per porre fine alla guerra, ma avverte che «un accordo non è imminente».
«È corretto affermare che abbiamo raggiunto una conclusione su gran parte delle questioni in discussione - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei - Ma dire che ciò significhi che la firma di un accordo sia imminente... nessuno può fare una simile affermazione». Per Baghei, l'obiettivo dell'Iran è porre fine alla guerra «e non abbiamo ancora discusso della questione nucleare».
Dopo quasi tre mesi di fermo forzato, alcune petroliere che trasportano gas naturale liquefatto e una superpetroliera che trasporta petrolio greggio iracheno hanno lasciato lo Stretto di Hormuz e sono dirette verso il Pakistan e la Cina. Lo riporta Reuters sul suo sito con riferimento ai dati delle società di tracciamento navale Lseg e Kpler.
La nave metaniera Fuwairit, battente bandiera delle Bahamas, ha attraversato oggi lo Stretto di Hormuz. La nave è stata caricata nel porto qatariota di Ras Laffan alla fine di marzo e dovrebbe essere scaricata in Pakistan domani. Anche un'altra nave gassiera, la Al Rayyan, ha lasciato con successo lo stretto ed è in rotta verso la Cina, dove è previsto il suo arrivo a fine giugno.
Tre pescatori palestinesi sono rimasti feriti ieri dopo che navi della marina israeliana hanno aperto il fuoco contro la loro imbarcazione nelle acque al largo di Gaza City. Lo riporta Al-Jazeera. Il Palestinian Information Center ha anche pubblicato su X un filmato che documenta il momento in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro le barche dei pescatori.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, riportata da Al-Jazeera, riferisce che le autorità hanno giustiziato Abbas Akbari, un leader armato condannato per aver partecipato a un presunto colpo di stato a gennaio.
Secondo quanto riportato, Akbari è stato giustiziato per impiccagione in seguito a una sentenza della Corte Suprema del Paese. Era stato condannato per «moharebeh» (inimicizia contro Dio), danneggiamento di proprietà pubblica e per aver sparato con una pistola contro le forze di sicurezza a Nain, nella provincia di Isfahan, durante i disordini diffusi a gennaio.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran potrebbe concretizzarsi «oggi stesso». «Pensavamo di poter avere qualche notizia ieri sera, forse oggi, non darei troppa importanza alla cosa», ha detto Rubio a Nuova Delhi, riferendosi al potenziale accordo, parlando con i giornalisti prima di lasciare la capitale indiana, dove si trovava per una visita ufficiale.
«Abbiamo sul tavolo – ha detto Rubio – quella che credo sia una proposta piuttosto solida in termini di capacità di aprire gli stretti, di farli aprire. Ha molto sostegno nel Golfo... Ogni Paese con cui ne abbiamo parlato capisce che non è solo molto ragionevole, ma è la cosa giusta da fare per il mondo».
Rubio ha anche espresso fiducia nel fatto che l'Iran «avvierà un negoziato molto reale, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare». Il segretario di Stato USA ha parlato con i giornalisti prima della prossima tappa della sua visita in India, che lo vedrà recarsi ad Agra, la città settentrionale famosa per il Taj Mahal.
Le dichiarazioni di Rubio sono arrivate dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ridimensionato le aspettative di un accordo, affermando ieri di aver detto ai suoi negoziatori di non «affrettarsi». «Non ha fretta, non farà un cattivo accordo, il presidente non farà un cattivo accordo», ha detto Rubio a proposito di Trump.
Rubio ha inoltre affermato che Israele avrà «sempre» il diritto di difendersi, indipendentemente da qualsiasi accordo tra Washington e Teheran, riprendendo le dichiarazioni del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. «Israele ha sempre il diritto di difendersi – ha affermato il segretario di Stato USA – Ogni Paese al mondo ha questo diritto. Quindi, se Hezbollah si prepara a lanciare missili o lancia missili contro di loro, Israele ha il diritto di reagire».

