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Estero
Romania: presidenziali, Ponta-Iohannis al ballottaggio
Redazione
12 anni fa
Confermate le previsioni: il socialdemocratico e il liberale si sfideranno il 16 novembre

Confermando tutte le previsioni, in Romania saranno il premier socialdemocratico Victor Ponta e il leader liberale Klaus Iohannis a sfidarsi nel ballottaggio delle presidenziali in programma il 16 novembre. Nel primo turno odierno, stando agli exit poll, Ponta si è affermato con un risultato indicato fra il 40% e il 38%, mentre Iohannis è dato al 31%-32%. L'affluenza alle urne non è stata esaltante, e si è attestata ad appena il 51%, stando ai primi dati della commissione elettorale. Tutti gli altri 12 candidati in lizza, sempre secondo i primi risultati preliminari, sono staccatissimi. I più vicini al duo di testa sono l'ex premier Calin Tariceanu e le uniche due candidate donne, Elena Udrea e Monica Macovei, tutti intorno al 6%. La Romania, uno dei Paesi più poveri e arretrati della Ue, ripone grandi speranze nel nuovo presidente, in un contesto nel quale, a 25 anni dalla caduta del regime comunista culminato con l'uccisione dei coniugi Nicolae e Elena Ceausescu, per la prima volta gli sfidanti al ballottaggio sono completamente immuni dal retaggio comunista. Una svolta simbolica dunque per un Paese che non è in recessione, ma è comunque ancorato ai prestiti dell'Fmi e dell'Unione Europea. E che ha bisogno di riforme energiche e radicali per combattere la corruzione dilagante e ammodernare il proprio apparato statale e infrastrutturale. Proprio la scelta del nuovo presidente può dire molto in tal senso. Victor Ponta guarda con interesse alla Cina, Iohannis è, come il presidente conservatore uscente Traian Basescu, un fervente sostenitore dell'Alleanza Atlantica e dell'occidente in generale. Nelle prossime due settimane, in vista della sfida finale, si prevede una battaglia senza esclusione di colpi. Ponta, che è di fatto l'unico candidato del centro-sinistra, ha il vantaggio di essere il leader del partito più votato della Romania, il Psd, e potrà contare sul supporto dell'ex premier e candidato, Calin Popescu Tariceanu. Dall'altra parte, il centro-destra ha l'enorme vantaggio di poter far confluire i voti dei numerosi candidati presentatisi alle elezioni, dopo una campagna elettorale litigiosa e aspra nei toni. Sarà importante anche il negoziato con i due rappresentanti candidati della minoranza ungherese, Szilagyi Zsolt e Kelemen Hunor, che hanno la possibilità di spostare l'ago della bilancia come già successo molto volte in passato sia nella formazione del governo, che nella scelta del presidente. Ponta resta il favorito, ma il risultato, nonostante il vantaggio evidente del premier socialdemocratico, non è così scontato. Molto dipenderà anche dall'affluenza ai seggi, ed in tal senso Johannis dovrà fare un duro lavoro per cercare di portare alle urne quanti più elettori possibili. Esce definitivamente di scena Traian Basescu, il capo di stato conservatore (che dopo due mandati non poteva più candidarsi) protagonista di una difficile e scomoda coabitazione con il premier Ponta, una situazione che ha bloccato il Paese, ritardando le riforme e inasprendo la litigiosità politica.

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