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Rio+20: pressing Onu, passare da parole a fatti
Redazione
14 anni fa

"So che alcuni paesi speravano in un accordo più ambizioso. Lo speravo anch'io": a raccontare come vanno le cose al vertice Rio+20 è stato il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, il quale ha in poche parole riassunto quanto pensano non solo il mondo delle ong ma anche tanti esperti e molte delle quasi 200 delegazioni presenti. Il 'mega-summit' sullo sviluppo sostenibile si è aperto ufficialmente a Rio de Janeiro e durerà fino a venerdì. Sul tavolo le delegazioni hanno trovato il testo approvato ieri dai negoziatori, dopo trattative lunghe e a tratti tese, che affronta una serie di tematiche relative all'ambiente. A spronare i leader presenti a fare di più è stato sempre Ban Ki-moon: "Se le idee non vengono messe in pratica, non riusciremo ad andare avanti. Questo accordo rappresenta qualcosa di pratico e impegna i leader a piani di azione a favore dello sviluppo sostenibile". Anche il presidente francese Francois Hollande si è mantenuto sulla stessa lunghezza d'onda di Ban Ki-moon: nella strada verso lo sviluppo sostenibile "quella di Rio - ha sottolineato - rappresenta una tappa, ma una tappa insufficiente". Più duro nei toni, ma con un parere in sostanza non molto diverso, anche il mondo delle ong: "È un fallimento, un vertice che sembra essere finito prima di iniziare", affermano i rappresentanti di Oxfam, mentre lo stesso sostiene per esempio anche il Wwf. A difendere invece a spada tratta il testo e i risultati di questa prima giornata del summit c'è Dilma Rousseff, la presidente del Brasile, paese membro del super-gruppo Bric (insieme a Russia, Cina e India), che con forza ha voluto questo mega-summit, vent'anni dopo un appuntamento simile, sempre a Rio, che pose l'ambiente e la sostenibilità al centro della politica internazionale. "Questo documento rappresenta l'impegno da parte dei paesi qui presenti nei confronti di un'agenda complessa sulle tematiche dello sviluppo sostenibile", ha sottolineato la Rousseff, poco prima di introdurre Britney Trifford che, parlando a nome dei "bambini del mondo", ha chiesto senza mezzi termini ai leader presenti di fare molto di più a favore dell'ambiente. A farsi sentire con molta forza sono stati nel pomeriggio i tanti manifestanti - secondo gli organizzatori circa 50 mila persone - del composito 'vertice dei popoli'. Sotto la pioggia nel centro di Rio de Janeiro, si sono dati appuntamenti indios, no-global, contadini, sindacalisti e anche un gruppo di frati francescani. Al centro delle proteste, soprattutto da parte dei brasiliani, il tema della deforestazione in corso nell'Amazzonia, contro i quali si sono manifestati per esempio gli indios della tribù Xavalte: "La terra non si vende, si protegge", è stato il loro slogan. "Stiamo lottando per aprire alternative vere della società davanti alla crisi, attraverso la distribuzione delle terre per la riforma agraria, gli alimenti non transgenici", hanno sottolineato i leader del movimento Via Campesina. ATS

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