
Prima ancora della sua nascita, il nuovo governo del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha suscitato una controversia, ma questa volta non per le proteste dei suoi oppositori. Esfandiar Rahim-Mashai, il consuocero del presidente, da lui nominato primo vicepresidente, ha rinunciato alla carica dopo un'ondata di critiche arrivata proprio dal fronte fondamentalista a cui appartiene Ahmadinejad e dovute al fatto che solo un anno fa Rahim-Mashai aveva detto che l'Iran è "amico del popolo israeliano", sebbene non del suo governo. La notizia delle dimissioni è stata data oggi dalla televisione iraniana in inglese PressTv, solo tre giorni dopo la nomina. È questa la prima disputa creatasi in merito alla formazione del nuovo governo, dopo le manifestazioni di protesta contro la rielezione di Ahmadinejad. Intanto oggi il suo avvocato ha dato per imminente il rilascio, dietro pagamento di una cauzione di centomila dollari, di Hossein Rassan, l'ultimo ancora in carcere dei nove dipendenti iraniani dell'ambasciata britannica a Teheran arrestati con l'accusa di avere avuto un ruolo nel fomentare le proteste di piazza. L'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, oppositore di Ahmadinejad, parlando l'altroieri come guida della preghiera del venerdì a Teheran, aveva anch'egli gettato dubbi sulla regolarità delle elezioni e aveva parlato di una "crisi" che attraversa il Paese. E ieri, ha detto PressTv, lo stesso Rafsanjani si è recato nella città santa sciita di Mashhad, nell'est del Paese, per consultazioni con i leader religiosi locali. Rafsanjani presiede tra l'altro l'Assemblea degli Esperti, l'organismo di religiosi che elegge, consiglia e, in casi estremi, può deporre la Guida suprema, attualmente l'ayatollah Ali Khamenei che sostiene la legittimità della rielezione di Ahmadinejad. Rafsanjani ha criticato anche il Consiglio dei Guardiani, affermando che non ha svolto al meglio il compito di controllare la regolarità del voto. Ma uno dei membri religiosi del Consiglio nominati da Khamenei, Mohammad Yazdi, ha ribattuto che con le elezioni il popolo dà solo "l'approvazione" ad un candidato, mentre la "legittimità" è data dalla Guida suprema. L'ayatollah Khamenei aveva sconfessato lo scorso anno l'affermazione su Israele di Rahim-Mashai, ma questi era rimasto al suo posto di capo dell'organizzazione statale per il patrimonio culturale e il turismo. Il tentativo di nominarlo primo vice presidente da parte di Ahmadinejad (uno dei suoi figli ha sposato una figlia di Rahim-Mashai), è stato però accolto da una levata di scudi proprio fra gli ultraconservatori. "Ahmadinejad deve annullare questa nomina se ha rispetto per i fondamentalisti" che lo sostengono, ha affermato Hossein Shariatmadari, direttore del quotidiano Keyhan e molto vicino a Khamenei. L'insediamento di Ahmadinejad è in programma fra il 2 e il 6 agosto. Successivamente i ministri da lui nominati dovranno ricevere il voto di fiducia del Parlamento, ma non i vice presidenti. Rahim-Mashai, ha detto Shariatmadari, sarebbe stato quindi "imposto" da Ahmadinejad. ATS
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