
L'Italia ha dovuto difendere oggi durante un'udienza pubblica della Corte europea dei diritti umani il suo sistema di accoglienza per i richiedenti asilo, messo sotto accusa da una famiglia afgana, che pur di non ritornare nella penisola ha presentato un ricorso a Strasburgo contro lo Stato in cui attualmente si trova, la Svizzera. Secondo i componenti della famiglia afgana, madre, padre e sei figli, di età compresa tra i 14 anni e un anno, se il governo elvetico dovesse farli tornare in Italia violerebbe il loro diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti e quello a veder rispettato il loro diritto alla vita familiare. Nel ricorso gli afgani sostengono infatti che il sistema italiano non riuscirebbe ad assicurargli una vita dignitosa, né la possibilità di continuare a vivere tutti insieme. La loro famiglia soccorsa in mare mentre arrivava dalla Turchia verso l'Italia ha trascorso 13 giorni nel centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari. Il loro avvocato, presente all'udienza ha descritto "le terribili condizioni in cui sono stati alloggiati in questo centro dove i servizi igienici sarebbero indegni, scoppiano spesso risse, e i bambini non riuscivano a dormire". Da parte loro il governo svizzero e quello italiano hanno assicurato ai giudici della Corte di Strasburgo che il sistema italiano, seppur non perfetto, non ha alcun problema sistemico e che al contrario di quanto affermato dalla famiglia afgana, questa verrebbe alloggiata in un luogo dignitoso e non correrebbe il rischio di essere smembrata. La Corte renderà pubblica la propria sentenza tra alcuni mesi.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

