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Guerra in Ucraina
Referendum, non mancano le reazioni internazionali
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Ad oggi, il 97% circa degli elettori delle quattro regioni orientali ucraine che hanno partecipato al referendum è favorevole all’annessione alla Russia. Jens Stoltenberg: “I referendum fasulli indetti dalla Russia sono una palese violazione del diritto internazionale, queste terre sono dell'Ucraina".

Qualche settimana fa era giunta la notizia relativa alla proposta di un referendum per l’annessione alla Russia dei territori ucraini “liberati” da parte dei vertici di Russia Unita, il partito di Putin. "Donetsk, Lugansk e molte altre città russe torneranno finalmente a casa. E il mondo russo, oggi diviso da confini formali, riacquisterà la sua integrità”. Parole di Putin, a cui si erano aggiunte quelle del politico ucraino separatista filo-russo, nonché vice capo dell’amministrazione militare russa di Kherson, Kirill Stremosov: "Puntiamo alla data del 4 novembre, anche se saremmo pronti a votare anche adesso", aveva affermato, dicendosi certo di una partecipazione massiccia: "Siamo sicuri che l'80% della popolazione aderirà al referendum”. Ma se il referendum dovesse passare, cosa cambierebbe? E con quali conseguenze?

Il referendum

Una votazione in totale trasparenza, o quasi, quella per l’annessione alla Russia. Andare casa per casa con urne trasparenti e con l’obbligo di esprimere la propria preferenza sotto gli occhi dei funzionari. Così si è svolta la raccolta delle firme da parte degli elettori delle quattro regioni nell’est del Ucraina, attualmente invase dalla Russia. Nel Lugansk e nel Donetsk (quindi nel Donbass) i “sì” hanno già raggiunto rispettivamente il 97,77% e il 97,74% con il 12% dei voti scrutinati. Nella zona di Zaporizhzhia la percentuale di favorevoli all’unione è del 96,94% al 22% dello spoglio, mentre a Kherson i “sì” sono al 97,47% con il 12% delle schede scrutinate. Il prossimo 4 ottobre la Camera alta del Parlamento di Mosca potrebbe già votare l’annessione. "Rispetteremo la decisione dei residenti delle regioni. E se decidono di aderire alla Federazione russa, senza dubbio lo sosterremo. Al momento non vedo la necessità di convocare una seduta straordinaria. Penso che il 4 ottobre saremo pronti a considerare la questione, se tutto è confermato e va bene. Non lasciamo i nostri indietro", ha dichiarato Valentina Matviyenko, presidente della Camera alta.

Territori russi

La conseguenza fondamentale di questo riconoscimento è che la Russia considererà tali territori come propri, facenti parte del territorio russo. Da quel momento, un attacco a quei territori, equivarranno ad un attacco diretto alla Russia. La Russia ha più volte dichiarato che difenderà la sua sovranità e il suo territorio con ogni mezzo, inclusa l’arma nucleare. In tal senso, la linea rossa si avvicina. Stamattina è anche arrivata la reazione di Mosca: il vicepresidente del consiglio di sicurezza Dmitry Medvedev ha dichiarato che “le repubbliche del Donbass e altri territori saranno annessi alla Russia”. Da quel momento il Donbass sarà quindi considerato Russia e verrà conseguentemente protetto con “qualsiasi arma russa, comprese le armi nucleari strategiche e le armi basate su nuovi principi”.

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Vittoria del referendum nel Donetsk, Lugansk, Kherson

Le autorità filorusse delle regioni di Lugansk, Donetsk e Kherson hanno già annunciato la vittoria nei referendum di annessione alla Russia. Lo riporta sempre l'agenzia Tass, precisando che in base ai risultati preliminari dello spoglio, nel Lugansk il 'sì' ha vinto con il 98,52%, nel Donetsk con il 94,75%. Anche nell'area di Kherson, dove i conteggi sono stati ultimati, l'87,05% dei votanti ha detto 'sì' all'annessione.

Anche Zaporizhzhia punta all’annessione

Anche Zaporizhzhia ha tenuto un referendum per l'annessione, conclusosi ieri e rigettato come "farsa" da Kiev e dalla maggioranza della comunità internazionale. "Il 28 settembre le autorità della regione di Zaporizhzhia si rivolgeranno a Putin con la richiesta di accettare la regione nella Federazione russa", scrive la Tass, citando il dirigente delle autorità filorusse regionali Vladimir Rogov.

“Verso una nuova fase battaglia”

"Ora passiamo a una nuova fase di combattimenti come parte della Federazione Russa": lo ha dichiarato il capo della sedicente repubblica di Donetsk, , dopo aver ricevuto il protocollo d'esito del voto sul referendum e prima di partire per Mosca.

Kiev: “Nessun cambiamento a livello politico”

L'esito del voto per l'annessione a Mosca nei referendum organizzati dai filorussi "non cambierà nulla" nella condotta di Kiev. Lo aveva dichiarato il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba in una conferenza stampa tenutasi in questi giorni con la sua omologa francese Catherine Colonna, in visita a Kiev. "Non cambierà nulla nella nostra politica, nella nostra diplomazia e nella nostra condotta sul campo di battaglia", ha assicurato Kuleba.

NATO: “Referendum fasulli e senza legittimità”

Anche la risposta della NATO non si è lasciata attendere troppo. Il segretario della Nato Jens Stoltenberg ha infatti ribadito l'illegittimità della consultazione: "Ho appena parlato con il presidente Zelensky e ho chiarito che gli alleati della Nato sono incrollabili nel nostro sostegno alla sovranità e al diritto di autodifesa dell'Ucraina: i referendum fasulli indetti dalla Russia sono una palese violazione del diritto internazionale, queste terre sono dell'Ucraina".

Borrell: “Esito referendum falsificato”

L'Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, ha commentato i risultati dei referendum tenutesi in 4 regioni dell’ucraina  definendoli "falsificati", aggiungendo che le consultazioni in sé sono state "illegali". "Si tratta di una nuova violazione della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina in un contesto di violazioni sistematiche dei diritti umani", ha scritto Borrell su Twitter. "Salutiamo il coraggio degli ucraini, che continuano a opporsi e a resistere all'invasione russa", ha aggiunto.

Cina: “Referendum? Rispettare la sovranità territoriale

La posizione della Cina "sulla questione dell'Ucraina è stata sempre chiara: abbiamo sempre sostenuto che l'integrità sovrana e territoriale di tutti i Paesi dovrebbe essere rispettata", così come "gli scopi e i principi della Carta dell'Onu". Così il portavoce del ministro degli Esteri Wang Wenbin sul via libera all'adesione alla Federazione russa emersa dai referendum tenuti nelle regioni dell'Ucraina occupate dalle truppe di Mosca, aggiungendo che anche "le legittime preoccupazioni sulla sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero essere prese sul serio e dovrebbero essere sostenuti gli sforzi per una soluzione pacifica della crisi". Wang, nel corso del briefing quotidiano, ha ricordato che Pechino non si tirerà indietro rispetto al ruolo a livello internazionale. "In quanto grande Paese responsabile, la Cina si è sempre impegnata a persuadere la pace e a promuovere i colloqui" per una soluzione rapida della crisi. "Saremo sempre dalla parte della pace e continueremo a svolgere un ruolo costruttivo nell'attenuare la situazione" in Ucraina, ha assicurato il portavoce.

Germania: "non riconosceremo l'esito del referendum"

"La Germania non riconoscerà mai l'esito dei referendum". Lo ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in una telefonata con il presidente ucraino Voldymyr Zelensky, di cui riferisce la cancelleria in una nota.