
I ribelli sciiti del nord dello Yemen hanno ribadito oggi di non aver preso parte al rapimento dei nove turisti stranieri avvenuto venerdì scorso, ma si dichiarano pronti a rispondere ad un'eventuale offensiva dell'esercito governativo. In un'intervista apparsa oggi sul quotidiano panarabo Sharq al Awsat, il portavoce del gruppo "al-Huthi", Saleh Habra, ha inoltre accusato il governo filo-occidentale di Sanaa di diffondere "voci infondate" sui ribelli, definendoli "la longa manus dell'Iran o di Hezbollah". Sono affermazioni "che fanno salire la tensione con la confinante Arabia Saudita", si legge nell'articolo. Gli ultimi scontri tra gli Huthi e le forze governative yemenite sono avvenuti nel luglio del 2008. "Dalla fine della guerra - ha dichiarato il portavoce - non riceviamo più aiuti umanitari, perché il governo li distribuisce soltanto ai gruppi tribali suoi alleati". Gli Huthi, che prendono il nome dal loro leader spirituale, Hussein Badreddin al-Huthi, ucciso dalle autorità yemenite nel 2004, appartengono allo zaidismo, una corrente minoritaria sciita e da anni sono impegnati in un violento confronto armato contro il governo di Sanaa. ATS
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