“Questa ferita continuerà a manifestarsi”
Alfonso Tuor spiega le strategie democratiche dietro ai tentativi di rimuovere Trump, ma ammonisce: “Il grosso dei repubblicani sta con lui, l’80% crede ci siano stati brogli”
di Radio3i/MJ
“Questa ferita continuerà a manifestarsi”
Foto Shutterstock

A pochi giorni dall'assalto al Congresso americano, il partito Democratico è tornato a chiedere la testa di Donald Trump, reo di aver incitato i suoi sostenitori a invadere il Campidoglio. Sul tavolo la richiesta al vicepresidente Mike Pence di invocare il 25esimo emendamento per rimuovere Trump. Inoltre ieri è stato formalmente presentato l’articolo per l’impeachment del presidente. Il capo di imputazione è incitamento all’insurrezione. Quale il motivo di questa pressione da parte dei democratici? Radio3i lo ha chiesto ad Alfonso Tuor.

La strategia democratica
“I motivi secondo me sono due”, Spiega Tuor, “Devono soddisfare la base democratica di coloro che sono sempre stati contro Trump in modo deciso e che vogliono punire il Presidente uscente. Il secondo motivo è un obiettivo politico, ovvero quello di spaccare il partito repubblicano, perché all’interno del partito repubblicano ci sono ancora coloro che difendono Trump e difendono il fatto che le elezioni sono state rubate e quindi si troverebbero in difficoltà a votare per la sua rimozione”.

“Attenzione, il grosso dei repubblicani sta con Trump”
Inoltre un impeachment non permetterebbe a Trump di ripresentarsi tra quattro anni: “Esattamente”, risponde Tuor, “però una cosa bisogna sottolinearla: i primi sondaggi dicono che il 40% degli elettori repubblicani considera quanto avvenuto a Washington un fatto non grave o addirittura positivo. Inoltre circa l’80% pensa che le elezioni siano state effettivamente rubate. Dobbiamo quindi tenere presente che una gran parte dell’elettorato e della popolazione americana sta ancora con Trump sia sulla questione del cosiddetto ‘furto delle elezioni’ sia per l’avere incitato una parte dei suoi fedeli a invadere il Parlamento. La questione non è affatto risolta e probabilmente questa ferita nel sistema democratico continuerà a manifestarsi se pure in altro modo”.

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