
"L'Ue è ben preparata ad affrontare la fine del transito del gas attraverso l'Ucraina, grazie agli sforzi di collaborazione della Commissione e degli Stati membri". Lo scrive la Commissione europea nelle conclusioni della sua valutazione sullo stop del contratto tra Kiev e Mosca, indicando le rotte alternative di approvvigionamento "per portare i volumi necessari" in Europa attraverso i "quattro principali percorsi di diversificazione, con volumi provenienti principalmente dai terminali Gnl in Germania, Grecia, Italia e Polonia, ma forse anche dalla Turchia". Secondo la Commissione, i 14 miliardi di metri cubi di gas l'anno che finora sono transitati attraverso l'Ucraina possono essere completamente sostituiti da importazioni di gas naturale liquefatto e di gasdotti non russi attraverso percorsi alternativi.
La rotta germanica
La prima rotta di importazione passa attraverso la Germania - sottolinea il documento della Commissione - e si basa sulla recente significativa espansione della capacità di importazione del gas naturale tedesco e di quello dalla Norvegia, dai Paesi Bassi e dal Belgio che potrebbero fornire ulteriori volumi di gas all'Austria, alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia attraverso infrastrutture già esistenti. Il secondo percorso di approvvigionamento alternativo passa attraverso la Polonia e può facilitare l'accesso al gas norvegese per i Paesi dell'Europa centrale e Ucraina.
La via polacca
Grazie all'interconnettore tra Polonia e Slovacchia, il gas può fluire verso la Slovacchia e poi verso la Repubblica Ceca, l'Austria, l'Ungheria e l'Ucraina, a seconda delle effettive esigenze di importazione.
L'importazione attraverso l'Italia
Quindi c'è la via di importazione attraverso l'Italia che può trasportare il gas verso il nord dell'Austria e poi verso la Slovacchia e/o la Slovenia. Infine la rotta transbalcanica può far fluire il gas dalla Grecia, dalla Turchia e dalla Romania verso nord, in grado di rifornire l'Europa meridionale e centrale, comprese Ucraina e Moldavia, attraverso i Paesi con punti di interconnessione infrastrutturale già esistenti tra Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Moldavia, Ucraina e Slovacchia.
"Lieve impatto sull'Ue dalla fine del contratto"
Nelle conclusioni, il documento della Commissione ribadisce che l'impatto della fine del transito attraverso l'Ucraina sulla sicurezza dell'approvvigionamento dell'UE è limitato sia in termini di volume che di portata, e che interessa solo alcuni Paesi. Tra questi l'Austria e la Slovacchia sono gli Stati membri più preoccupati a causa dell'elevata quota di importazioni di gas russo attraverso l'Ucraina, conclude la Commissione.

