
Una recente fatwa, emanata dall'influente teologo Yussef Al Qaradawi e pubblicata sul quotidiano al-Arab, ha sollevato diverse polemiche in Qatar: motivo della querelle il contenuto del pronunciamento, che autorizza i musulmani a consumare bevande moderatamente alcoliche, sebbene l'alcol sia rigidamente bandito dall'Islam. "Non è illecito" ha scritto il teologo, uno dei dirigenti dell'Unione mondiale degli ulema, "consumare bevande con una piccola percentuale di tasso alcolico, ottenuto naturalmente attraverso la fermentazione" che trasforma lo zucchero in alcol. "La presenza di alcol a un tasso dello 0,5%" continua l'articolo "non è illecito dal momento che si tratta di un tasso molto basso e di derivazione non industriale, bensì naturale: ragion per cui non c'è alcun male a bere una tale bevanda". Di avviso opposto, il redattore capo del quotidiano Al Sharq, Abdellatif Al Mahmud, secondo cui "la recente fatwa ha seminato troppe incomprensioni perché si possa soprassedere. Questa fatwa apre la strada a coloro che vogliono consumare bevande a basso tasso alcolico, con il pretesto che né il Corano né la sunna" (raccolta di parole e atti di Maometto) "indicano percentuali minime a riguardo". "La fermentazione" ha aggiunto Al-Mahmoud nel suo articolo "è un processo continuato: non si arresta ad un livello definito, per cui rimane difficile da misurare". Intervistato oggi dall'Afp, Qaradawi ha comunque affermato che la sua fatwa è stata mal interpretata perché essa cercava semplicemente di rispondere ai dubbi dei musulmani sulla possibilità di bere o meno "le bevande energetiche presenti sul mercato". ATS
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