
“In questa situazione ritengo necessario prendere la seguente decisione. È del tutto adeguata alle minacce che dobbiamo affrontare, vale a dire proteggere la nostra patria, la sua sovranità e integrità territoriale, garantire la sicurezza del nostro popolo e del popolo nei territori liberati. Ritengo necessario sostenere la proposta del Ministero della difesa e dello Stato Maggiore generale di condurre una mobilitazione parziale della federazione russa. A Washington, Londra e Bruxelles stanno spingendo direttamente Kiev a trasferire le operazioni militari nel nostro territorio. Non possono più nascondersi, dicono che la Russia dovrebbe essere sconfitta con tutti i mezzi sul campo di battaglia e venir privata della sovranità politica, economia e culturale, o in generale di qualsiasi sovranità, con il completo saccheggio del nostro Paese. È stata evocata anche una minaccia nucleare. A chi si permette di fare simili affermazioni sulla Russia, vorrei ricordare che anche il nostro Paese dispone di vari mezzi di distruzione alcune armi sono più moderne di quelle dei Paesi NATO e se l’integrità territoriale del nostro Paese sarà minacciata, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la Russia e il nostro popolo. Non si tratta di un bluff.”. Sono le parole pronunciate questa mattina dal presidente Putin, quando ha annunciato la “mobilitazione parziale”. Ma come vanno interpretate queste parole? I colleghi di Ticinonews ne hanno parlato con Claudio Bertolotti dell’Istituto per gli studi di politica internazionale.
“Un leader sotto pressione”
Per Claudio Bertolotti “La presa di posizione di Putin è quella di un leader sotto pressione che cerca di mantenere un equilibrio tra quelle che sono le istanze dei falchi intransigenti”, precisando che “al tempo stesso il volar con piacere i miliari dando l'impressione di non perdere la guerra e la necessità di rafforzare il consenso interno che tende sempre più ad indebolirsi con il progredire della guerra.”
Il punto sulla diplomazia
Ma anche sul piano diplomatico è necessario fare il punto, proprio perché la settimana scorsa c'è stato l’appuntamento a Samarcanda e anche qui i rapporti tra la Russia e altre nazioni amiche non sembrano essere così splendidi. Ancor prima di aver pronunciato le parole “mobilitazione parziale”, il discorso di Vladimir Putin pronunciato questa mattina aveva sortito un primo effetto. Secondo il media indipendente Meduza, alle 18:00 di ieri le ricerche Google su “come lasciare la Russia” erano aumentate in modo repentino. Nei minuti successivi al discorso, questa mattina i voli per Georgia, Turchia e Armenia erano sold-out – ha scritto The Moscow Times, un altro portale indipendente. Indicazioni, da prendere sempre con una certa cautela, su come una guerra ad ampio spettro non goda di grande sostegno nella popolazione reclutabile, ma soprattutto – e in questo caso il dato è più solido – fra gli investitori. Ieri l’indice dei titoli di Mosca è crollato del 10%, in particolare sofferenza i giganti dell’energia Rosfnet e Gazprom che durante la giornata hanno toccato un meno 12%. Un’ondata d’incertezza che ruota attorno ai referendum indetti nei territori occupati di Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia, i cui cittadini si esprimeranno sull’annessione alla Federazione Russa. Vladimir Putin oggi non ci ha girato troppo attorno, se la controffensiva ucraina, sostenuta dalla NATO, riconquisterà territori facenti parte della Federazione, il conflitto ucraino entrerà in nuova fase. Nel corso delle settimane gli scontri si sono concentrati lungo una linea del fronte di circa un migliaio di chilometri dall’Oblast di Kherson, nel centro-sud del paese, fino al margine orientale dell’Oblast di Kharkiv, nella città di Izium. Un’operazione militare che la Russia, da qualsiasi punto la si guardi, non sta vincendo. Anche l’appoggio internazionale attorno al Cremlino sta scemando. Nel corso del summit della Shangai Cooperation Organization tenutosi a Samarcanda negli scorsi giorni, Cina, India e Turchia hanno fatto intendere chiaramente che non sosterranno la guerra, invitando il presidente russo a più miti consigli. Un invito, alla luce dei fatti, rimasto inascoltato dal leader del Cremlino.
Pochi appoggi internazionali
La Russia sembra quindi godere di pochissimi appoggi internazionali. La Cina e l’India hanno sicuramente un atteggiamento propositivo verso la Russia rispetto all’Occidente, come sostiene Bertolotti. “L'India e la Cina sono state elegantemente perentorie nella presa di posizione dei confronti della guerra avviata e condotta da Putin in Ucraina. Pechino ha negato la possibilità di aiuti militari alla Russia tant'è che si è parlato di richieste di Mosca alla Corea del Nord per la fornitura di razzi e proiettili. Addirittura all'Iran per la fornitura di droni. Dall'altro lato Nuova Dehli non ha lasciato addito a dubbi nell'affermare che questo non è il momento della guerra e la pace deve essere l'obiettivo primario da perseguire. Dunque Putin che guardava Samarcanda come un'occasione per cercare di rafforzare la propria posizione, di veder confermati gli alleati, ha invece incassato un risultato molto più negativo di quanto non si aspettasse”.

