
Un discorso duro che non ha lasciato spiragli a un possibile dialogo. La mobilitazione parziale annunciata questa mattina dal presidente russo Vladimir Putin segna una nuova escalation del conflitto in Ucraina. Ne abbiamo parlato con il giornalista italiano Luigi Geninazzi, secondo cui il presidente russo ha alzato l'asticella dello scontro.
Come leggere il discorso del presidente russo?
"Il discorso di Putin è il segno di una determinazione ottusa e pericolosa del leader del Cremlino che, di fronte alle difficoltà oggettive sul terreno con la controffensiva ucraina, invece di arretrare e riposizionarsi, rilancia, alzando l'asticella del livello dello scontro. L'annuncio sulla mobilitazione dei riservisti, l'annessione forzata dei territori occupati in Ucraina, ci dice ormai che l'escalation è in atto. Ma questa escalation è motivata dal completo rovesciamento della realtà. Putin dice che è la Russia che è minacciata nella sua sovranità e integrità territoriale, quando è un altro Stato quello minacciato e proprio da lui".
Dobbiamo rassegnarci a un freddo inverno, riscaldato solo dalle bombe, con il rischio di una escalation nucleare?
"È molto pericoloso questo accenno che ha fatto Putin, dicendo "non è un bluff". Ha detto che la Russia viene ricattata con l'arma nucleare, ma Biden non ha mai annunciato di usare l'arma nucleare. Anzi, settimana scorsa ha ammonito Putin a non usarle. Anche qui c'è un classico rovesciamento. Questo pone il problema di come l'Occidente deve reagire. Putin non si ferma, non è un giocatore di scacchi. È un giocatore di poker, che rilancia sempre. In questo modo la posta diventa sempre più alta, critica, e nessuno osa ad andare vedere il suo bluff".
Sul fronte interno, come potrebbe essere accolto il discorso di Putin?
"È il fronte più importante perché già in questi mesi molti giovani, soprattutto vicino ai 18 anni, scappavano. Con questa mossa ci potrà essere una chiamata alle armi della gente di leva. E le proteste potrebbero farsi sentire molto di più".

