

Il nuovo missile intercontinentale russo Sarmat sarà operativo entro la fine del 2026. Lo ha annunciato il presidente russo, Vladimir Putin, a seguito di un incontro con il generale Serghiei Karakayev, comandante delle forze missilistiche strategiche, sui risultati dei test di lancio. Il secondo lancio di prova del Sarmat è avvenuto a fine aprile di quest'anno dal cosmodromo di Plesetsk, dopo un test eseguito nel 2022.
«Alla fine di quest'anno, il Sarmat sarà effettivamente messo in servizio di combattimento», ha detto Putin. «La potenza totale della testata - ha aggiunto il capo del Cremlino - è più di quattro volte superiore a quella di qualsiasi altro sistema occidentale equivalente». Il presidente russo ha sottolineato che le caratteristiche del missile Sarmat lo rendono in grado di «penetrare tutti i sistemi di difesa missilistica, sia quelli esistenti che quelli futuri», ed ha precisato che può viaggiare non solo secondo una traiettoria balistica, ma anche suborbitale, con un raggio di azione di oltre 35.000 chilometri.
Putin ha annunciato anche sviluppi nel completamento dei sistemi di d'arma Poseidon e Burevestnik. «I lavori su due sistemi con propulsione nucleare di potenza ridotta sono nelle fasi finali: il vettore sottomarino senza equipaggio Poseidon e il missile da crociera a lungo raggio Burevestnik», ha dichiarato il capo dello Stato.
Dal canto suo, il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius intravede segnali di una svolta nella battaglia difensiva dell'Ucraina contro la Russia. Allo stesso tempo, dopo una visita ai posti di comando ucraini nella parte orientale del Paese, ha chiarito di voler trarre ulteriori conclusioni per la Bundeswehr dall'esperienza dell'Ucraina nell'impiego in combattimento di sistemi d'arma senza equipaggio.
«Credo che gli ucraini abbiano effettivamente un momento favorevole. La Russia sta attraversando una fase di debolezza, sia dal punto di vista economico che politico interno, nonché sul campo di battaglia», ha affermato Pistorius, che si è recato nelle regioni di Zaporizhzhia e Dnipro. E ha aggiunto: «Gli ucraini stanno compiendo enormi progressi».
Il ministro della Difesa greco, Nikos Dendias, ha dichiarato in un post su X di avere sollevato al Consiglio Affari esteri dell'Unione europea di oggi «la questione del ritrovamento in Grecia di un drone marino, che ora siamo certi essere ucraino, e il rischio significativo che questo rappresentava per la sicurezza della navigazione marittima».
Dendias ha spiegato di avere presentato la questione ai suoi omologhi, nonché al ministro della Difesa ucraino che ha partecipato in teleconferenza alla riunione. Le relazioni diplomatiche tra Grecia e Ucraina stanno entrando in una fase turbolenta dopo che un misterioso drone marino del tipo «Magura», di produzione ucraina, è stato rinvenuto nella settimana scorsa da un gruppo di pescatori in una grotta sulla costa di Lefkada (o Leucade), nelle Isole Ionie. Stando a quanto emerso sui media greci, il drone trasportava materiale esplosivo. L'incidente ha suscitato l'indignazione ad Atene, preoccupata all'idea che l'industria turistica possa essere danneggiata da eventi simili, scrive il sito di Euractiv.
L'ipotesi finora più accreditata, mentre continuano le indagini delle autorità elleniche sul ritrovamento, è che gli operatori abbiano perso il controllo remoto del drone, causandone la deriva fino a farlo approdare sulle coste di Lefkada. Le prime valutazioni suggeriscono che il drone potesse avere come obiettivo la «flotta fantasma» russa nel Mediterraneo, utilizzata per trasportare il petrolio di Mosca aggirando le sanzioni europee.
Secondo il quotidiano greco To Vima il drone potrebbe essere stato lanciato nella zona da una nave mercantile oppure potrebbe provenire da una base militare che si ritiene venga usata dagli ucraini nella città di Misurata, nella Libia occidentale, per sferrare gli attacchi alle navi russe. «È chiaro che la presenza di questo drone incide sulla libertà e sulla sicurezza di navigazione. Si tratta di una questione estremamente grave», ha dichiarato Dendias ai giornalisti arrivando al Consiglio degli Affari esteri Ue, riporta Kathimerini.
La Ue mostra di volere «prolungare il più possibile il conflitto» in Ucraina, e ciò «esclude l'Unione europea come un mediatore per il raggiungimento della pace». Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri russo Alexander Grushko, citato dalla Tass.
Per due volte la settimana scorsa il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha sottolineato l'esigenza di aprire un dialogo con Mosca e il presidente Vladimir Putin, sabato, ha risposto che la Russia «non ha mai rifiutato» di tenere negoziati con la Ue, ipotizzando come figura di mediatore l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.
«Vediamo le azioni pratiche dell'Unione europea - ha detto oggi Grushko -. Sì, la retorica è apparentemente volta a ristabilire la pace, chiedono un cessate il fuoco, la pace. Ma in realtà stanno facendo tutto il possibile per prolungare il conflitto il più possibile».
«Questa logica - ha aggiunto il vice ministro degli Esteri - determina le loro azioni. E quindi esclude per ora qualsiasi partecipazione costruttiva dell'Unione europea agli sforzi per trasformare il conflitto in un percorso politico-diplomatico». «La posizione che assumono in merito alla risoluzione pacifica del conflitto - ha insistito Grushko - esclude anche il suo raggiungimento. E esclude l'Unione europea come un mediatore o partecipe».
«Il lavoro fin qui svolto nel processo di pace fa pensare che la fine sia davvero vicina, ma al momento non possiamo fornire dettagli». Così il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha spiegato la dichiarazione fatta sabato dal presidente russo Vladimir Putin, secondo il quale il conflitto in Ucraina «si avvia alla conclusione».
«Accoglieremmo con favore la continuazione degli sforzi di mediazione da parte degli Stati Uniti», ha aggiunto il portavoce di Vladimir Putin, citato da Interfax. Ma al momento «il cessate il fuoco umanitario è terminato e l'operazione militare speciale continua», ha sottolineato Peskov.
La Russia ha ripreso i bombardamenti sull'Ucraina allo scadere della tregua di tre giorni, attaccando la capitale con droni e causando la morte di una persona nella regione orientale di Dnipropetrovsk, riferiscono le autorità ucraine. L'esercito russo ha invece dichiarato di aver abbattuto 27 droni ucraini dopo la scadenza del cessate il fuoco.
L'ex capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, è stato accusato di riciclaggio di denaro in relazione alla costruzione di un complesso residenziale di lusso alla periferia di Kiev: lo rendono noto i media ucraini, citando la Procura specializzata anticorruzione (Sapo) del Paese.
Le autorità sostengono che oltre 460 milioni di grivne (8,89 milioni di euro) siano stati riciclati attraverso il progetto nel corso di diversi anni, utilizzando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi. Le forze dell'ordine affermano che il gruppo aveva pianificato la costruzione di quattro ville private, ciascuna di circa 1.000 metri quadrati, insieme a un complesso benessere condiviso con spa e piscina.
Yermak è sotto inchiesta nell'ambito di un'indagine su un sistema di corruzione da 100 milioni di dollari incentrato sul monopolio nucleare statale Energoatom, la più grande indagine per corruzione del mandato di Zelensky. Nove persone sono già state incriminate nel caso Energoatom, tra cui Timur Mindich, stretto collaboratore del presidente ucraino, l'ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov e l'ex ministro dell'Energia e della Giustizia, Herman Halushchenko. Zelensky non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale in seguito alle accuse contro Yermak. Il consigliere presidenziale Dmytro Lytvyn ha dichiarato che «è troppo presto per valutare le azioni procedurali in corso».
Yermak, un tempo braccio destro di Zelensky, aveva consolidato un potere senza precedenti come capo dell'Ufficio del presidente prima di dimettersi nel novembre 2025 a seguito dell'indagine per corruzione in corso. Ex avvocato e produttore cinematografico senza precedenti esperienze politiche, Yermak ha sfruttato la sua amicizia e lealtà a Zelensky per accumulare rapidamente potere e influenza, oltre a notorietà. Sarebbe stato la forza trainante dietro il tentativo dell'amministrazione di smantellare le agenzie anticorruzione ucraine lo scorso anno: una mossa che ha suscitato immediate reazioni negative in patria e all'estero, comprese proteste di massa. Si dice anche che abbia condotto spietate campagne contro i suoi presunti rivali politici. Yermak ha inoltre svolto un ruolo chiave nella politica estera, fungendo da collegamento con i funzionari statunitensi nei negoziati di pace con la Russia.

