
Vladimir Putin è deciso a stringere le maglie per "proteggere" il cyberspazio russo dalle minacce di quei Paesi - Stati Uniti in testa - che, forti della posizione dominante fra i giganti del web, se ne possono servire per scopi politici o anche "militari". Il leader del Cremlino lo ha detto a chiare lettere, pur negando di voler restringere l'accesso a internet, né soffocarlo sotto il "totale controllo" dello Stato. Parlando oggi a margine di una riunione ad hoc del Consiglio di sicurezza nazionale, il presidente russo ha annunciato nuove iniziative, senza precisarle nel dettaglio, per rafforzare la sicurezza del cyberspazio. "Al giorno d'oggi - ha sottolineato - è indispensabile elaborare e rendere esecutive un insieme di misure supplementari". Putin ha cercato di rassicurare la platea dei navigatori - vasta e in crescita costante in Russia - di non volere imporre quel bavaglio che da più parti si teme. E tanto meno d'immaginare piani fantomatici - come quello attribuito di recente al Cremlino da alcuni media - per far calare un black-out tombale su internet, tecnicamente assai complesso, nel caso di guerre o rivolte 'foraggiate' da potenze straniere. "Noi non abbiamo intenzione di comprimere l'accesso a internet o di metterlo sotto controllo totale", ha puntualizzato al riguardo: anche se, sullo sfondo della riunione odierna, il suo ministro delle Comunicazioni, Nikolai Nikiforov, non ha escluso l'ipotesi che il web possa essere in effetti messo "in stand-by" nell'eventualità di "azioni distruttive" di pirateria informatica tali da porre a repentaglio la sicurezza nazionale. Lo zar di tutte le Russie non nasconde del resto l'allarme sul fronte di potenziali 'cyber-guerre' con i rivali geopolitici del suo Paese in una fase nella quale - complice il conflitto in Ucraina - i rapporti con l'Occidente (America in prima fila, ma anche Unione Europea) sono precipitati ai minimi storici dell'intera stagione postsovietica. A maggior ragione se si considera che proprio Putin, ad aprile, ricordando le origini militari made in Usa della tecnologia da cui ha poi preso forma internet, parlò di questo strumento come del frutto di "un progetto speciale" della Cia e dell'intelligence americana. Per questo - ha insistito oggi in video - la Russia ha bisogno di "migliorare nettamente" le forme di tutela e di autodifesa dei siti internet delle sue "strutture pubbliche", al fine di scongiurare "ogni infiltrazione illegale" o "la fuga di informazioni confidenziali". In tempi di Datagate e casi simili, Putin non ha d'altra parte dubbi che "certi paesi tentino di utilizzare la loro posizione dominante nel cyberspazio globale per conseguire obiettivi non solo economici, ma anche politici e militari". Un'evidente stoccata all'indirizzo di Washington. Il leader del Cremlino ha inoltre osservato che il numero degli attacchi informatici anti-russi "è notevolmente aumentato negli ultimi tempi, soprattutto in questi sei mesi": vale a dire dopo la riannessione della Crimea a Mosca. E ha aggiunto che occorre "proteggere i cittadini contro i rischi" legati all'uso della rete dove - ha ammonito - "sono liberamente diffuse informazioni a carattere estremistico e terroristico". Al proposito, ha concluso secco, le autorità russe si riservano di "continuare a bloccare i siti estremisti": esattamente come "é d'uso in numerosi altri Paesi nel mondo".
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