
I rappresentanti del comitato "Forse Ponte Tresa non è il posto giusto” - che si battono contro la decisione delle autorità del Varesotto di ospitare i richiedenti l'asilo nell'ex Caserma dell Guardia di Finanza - hanno deciso di scrivere al Prefetto di Varese per comunicare tutto il loro dissenso. Qui di seguito la lettera del comitato:
"Illustrissimo sig. Prefetto,
la notizia della Sua intenzione di destinare la caserma Luigi Moi (ex GdF), di Lavena Ponte Tresa alla funzione di centro di smistamento migranti, ha suscitato grande preoccupazione tra la popolazione del nostro paese, frontalieri , istituzioni e stampa della vicina Svizzera. Tale preoccupazione ha trovato una voce sui “social networks” ed in particolare su Facebook dove un gruppo: “Forse Lavena Ponte Tresa non e’ il posto giusto”, ne ha veicolato il dissenso. A oggi il gruppo conta oltre 900 iscritti.
Il comitato cittadino non ha mai avuto carattere anti-razziale e non si e’ mai schierato politicamente nonostante le lusinghe di vari movimenti politici.La nostra e’ stata una protesta civile, tutte le iniziative intraprese hanno avuto come preoccupazione principale quella di non creare disagio alla popolazione locale. Con due iniziative, per un totale di 6 ore di lavoro, abbiamo raccolto 800 firme che affidiamo al sindaco. Il nostro pensiero e’ riassunto e concentrato in quanto segue.
Forse Lavena Ponte Tresa non e’ il posto giusto perché:
Il nostro e’ un comune di confine – Ventimiglia ci insegna che molti dei disperati che arrivano nel nostro paese, qui, non ci vogliono stare.
Il territorio del nostro Comune presenta in molti punti, un facile passaggio verso la confederazione, per poi raggiungere il resto dell’Europa. Con l’arrivo dei migranti partirà sicuramente un tam tam (social e messaggistico) che informerà’ tutti che qui, attraversare il confine e’ veramente facile.
Il governo Ticinese ha già rinforzato il personale preposto ai controlli doganali e, si stanno addirittura interrogando sull’utilizzo dell’esercito.
Ill.mo Dott. Zanzi, Le ricordo che sono 65.000 i frontalieri che attraversano giornalmente i confini per mantenere le loro famiglie, pagare mutui, mandare figli a scuola, insomma per vivere.
Molti di questi attraversano la dogana di Ponte Tresa. Un intensificarsi dei controlli aumenterebbe notevolmente i tempi di trasferimento casa lavoro. Non voglio tediarla con i dettagli ma, sottolineo che tre richiami per ritardo, in Svizzera, equivalgono al licenziamento.
L’incremento dei tempi di attraversamento del confine, avrà un impatto devastante sul commercio sul quale si basa l’economia del nostro paesino. Con l’allungarsi dei tempi già biblici di attraversamento della dogana, gli Svizzeri che sono i nostri migliori clienti sceglieranno altre destinazioni, più fluide per spendere i loro soldi.
La location – Lei e’ sicuramente al corrente che ci sono ben due scuole, a poche decine di metri dalla struttura. 400 bambini tutte le mattine accompagnati dalle mamme si recheranno a scuola.
Non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio ma basta una piantina malata.
Fiducia nelle istituzioni – se Lei ci garantisce che arrivano al massimo 50 persone, le crediamo, vorrei pero’ portare alla Sua attenzione l’esempio di Padova, giusto per citarne uno, dove dovevano arrivare 50 migranti e ne sono arrivati 500 che ora sono accampati in una tendopoli nel centro storico della città.
Con l’intensificarsi dell’emergenza, aumenteranno le necessita’ di raccolta per lo smistamento.
Lei sa benissimo che basta un piccolo investimento per raggiungere la capienza di 400 posti nella caserma.
Garanzie – Il senso di insicurezza e la preoccupazione sono palpabili tra i cittadini di Lavena Ponte Tresa, ma sono sicuro che i rappresentanti del nostro Comune discuteranno a fondo con lei questa problematica.
Ospitalità – Ci creda, non siamo inospitali a Lavena Ponte Tresa, il dritto all’asilo politico, per chi ne ha titolo, e’ sacrosanto, siamo sicuri che si possano ospitare profughi anche da noi, distribuendoli pero’ sul territorio comunale e non accentrandoli in un unica mega struttura."
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