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Clima
PreCop27 a Kinshasa, si rischia dialogo fra sordi
© Shutterstock
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Keystone-ats
4 anni fa
I prossimo 3 ottobre a Kinshasa, in Congo, si apre la PreCop27, l'evento preparatorio della conferenza annuale dell'Onu sul clima, la Cop27, prevista a Sharm e-Sheikh in Egitto dal 6 al 18 novembre.

 Mai come quest'anno PreCop e Cop rischiano di rivelarsi un dialogo fra sordi. Il ricco Occidente chiede a tutti di decarbonizzare, ma solo lui ha i soldi per farlo. Cina e India non lo ascoltano, perché non vogliono fermare il loro sviluppo. Neppure i paesi poveri lo ascoltano, perché non hanno i soldi per decarbonizzare, e chiedono invece all'Occidente aiuti per i danni del cambiamento climatico. Ma l'Occidente a sua volta non li ascolta, perché non vuole mettere mano al portafoglio.

Definire argomenti e l'agenda

A complicare il quadro, ci sono pure la crisi energetica, che ha fatto ripartire la corsa alle fonti fossili, e la guerra in Ucraina, che ha spaccato di nuovo il mondo in due blocchi. Così, la conferenza sul clima rischia di finire in un "bla bla bla", come direbbe Greta Thunberg. La PreCop27, dal 3 al 5 ottobre, serve a definire gli argomenti e l'agenda di lavoro della Cop. Vi partecipano i ministri dell'Ambiente e gli inviati del clima dei principali paesi del mondo e di quelli più interessati ai temi climatici (come gli stati insulari). L'anno scorso la PreCop26 si era tenuta a Milano, e la Cop26 a Glasgow in Scozia.

L'Egitto fa pressione

L'Egitto, che quest'anno organizza la Conferenza, sta facendo pressione per mettere al centro delle trattative gli aiuti ai paesi meno sviluppati, quelli più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico. Il Cairo si è messo alla testa degli stati più poveri per chiedere a quelli più ricchi di mantenere i loro impegni finanziari presi a partire dalla Cop21 di Parigi del 2015 (quella dell'Accordo sul clima): ristori per le perdite e i danni del riscaldamento globale (loss and damage) e un fondo da 100 miliardi di dollari all'anno per aiutare i paesi in via di sviluppo su mitigazione e adattamento. Ovvero, a ridurre i gas serra (mitigazione) e ad adattarsi al clima mutato (adattamento). I paesi più ricchi invece spingono per mettere al centro della Cop27 gli impegni di decarbonizzazione: in particolare, rispettare l'obiettivo, fissato l'anno scorso a Glasgow, di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Un obiettivo non facile da raggiungere, tenendo conto che le temperature medie globali sono già salite di 1 grado, e che le emissioni globali di gas serra non stanno scendendo, soprattutto a causa della crescita economica di paesi emergenti come Cina e India.

Difficile trovare soluzioni comuni

La crisi energetica e gli scontri su Ucraina e Taiwan non aiutano certo a trovare soluzioni comuni fra gli stati. Un accordo fra l'Occidente e la Cina a Sharm sui temi climatici viene visto come estremamente improbabile. I paesi più sviluppati, che hanno soldi da investire nell'innovazione, vorrebbero accrescere i loro sforzi, come ha fatto la Ue con il Fitfor55. Nonostante la crisi energetica, l'Unione ha confermato i suoi obiettivi di decarbonizzazione per il 2030.

Altre priorità

Ma i paesi meno sviluppati, riuniti nel gruppo G77 + Cina (che comprende in realtà 134 stati), hanno altre priorità. A PreCop e Cop insisteranno per la creazione di un "Loss and Damage Finance Facility": un organismo che eroghi aiuti per le perdite e i danni del riscaldamento globale. I paesi più ricchi (quelli che dovrebbero mettere i soldi) sostengono però che la creazione di questa struttura sia ancora prematura. Prima bisogna definire per quali perdite e danni si deve intervenire: se solo per gli eventi meteo eccezionali (cicloni, alluvioni) o anche per fenomeni di più lungo periodo (innalzamento dei mari, desertificazione). Le premesse per un dialogo fra sordi, ci sono tutte.