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Spagna
Popolari primi, ma la destra è senza maggioranza
Pedro Sanchez, leader del PSOE, e Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito popolare durante un dibattito preelettorale. © Shutterstock
Pedro Sanchez, leader del PSOE, e Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito popolare durante un dibattito preelettorale. © Shutterstock
Il blocco di destra è riuscito a conquistare solo 169 seggi, mentre quello di sinistra 153. Entrambi sono lontani dalla maggioranza assoluta. Si andrà verso nuove elezioni?

È una vittoria dal retrogusto amaro quella del Partito popolare (Pp), che torna a essere la prima forza spagnola, ma senza soddisfare le aspettative, poiché non ha vinto con Vox, che ha quasi dimezzato i suoi seggi. I socialisti di Pedro Sanchez tengono invece oltre ogni previsione. Sia il blocco di destra che quello di sinistra però sono lontani dalla maggioranza assoluta e la strada per formare il nuovo governo è tutta in salita.

Popolari primi

Il blocco delle destre si è fermata a quota 169 (136 il Pp, 33 Vox), molto lontana dai 176 seggi necessari per la tanto agognata maggioranza assoluta. Il candidato del Pp Alberto Núñez Feijóo chiedeva di averla da solo, alla fine non l'ha nemmeno sfiorata anche sommando i voti di Vox. Ieri sera Feijòo ha comunque rivendicato il diritto di provarci: "Come candidato del partito più votato, credo che il mio dovere sia aprire il dialogo, guidare questo dialogo e cercare di governare il nostro Paese", ha sottolineato. "Il nostro dovere è evitare un periodo di incertezza", ha aggiunto, chiedendo "che nessuno abbia di nuovo la tentazione di bloccare la Spagna".

Il crollo di Vox

Il vero sconfitto di questo voto è Santiago Abascal, presidente del partito politico di estrema destra Vox. In cinque anni i seggi sono passati da 51 a 33, malgrado l’appoggio di tanti premier europei, come Giorgia Meloni e l’ungherese Viktor Orban. Una grave battuta d'arresto per una forza che puntava a ripetere anche a Madrid i successi raggiunti dai partiti fratelli a Roma, in Finlandia, in Svezia, in Polonia e nella Repubblica Ceca. Un risultato che indica che la partita delle europee dell'anno prossimo è ancora tutta da giocare e che la vittoria dell'asse popolare e conservatore non è più così scontata come sembrava fino a poco tempo fa.

La rimonta di Sanchez

Dall'alto lato della barricata Pedro Sanchez canta vittoria per una rimonta che sembrava impossibile. Il suo partito, il PSOE, ha ottenuto 122 seggi e grazie all’aiuto di Sumar (la coalizione di sinistra guidata da Yolanda Diaz, che ha guadagnato 31 seggi) ha evitato che una forza dell’ultradestra, con venature nostalgiche, tornasse al governo per la prima volta dalla fine della dittatura franchista. "La Spagna e tutti i suoi cittadini sono stati molto chiari: il blocco politico dell'involuzione, del ritorno al passato e dell'abrogazione di tutti i nostri passi avanti negli ultimi quattro anni ha fallito", ha esultato in nottata. "Il blocco di Partito Popolare e Vox è uscito sconfitto, siamo molti di più noi che vogliamo avanzare", ha detto. Il premier si era giocato tutto nella scommessa di un voto convocato in tutta fretta in piena estate pur di non farsi mettere sulla graticola dopo la scoppola delle ultime amministrative.

Verso nuove elezioni?

Salvata la pelle, il Psoe ha comunque davanti a sé giorni non facili. I tanti partiti locali, alcuni indeboliti, altri rafforzati, hanno già annunciato che non daranno il loro appoggio a Sanchez gratis. In particolare, il partito radicale catalanista, Junts, potrebbe avere in mano i destini di un possibile nuovo governo. Al momento gli scenari che si aprono sono due: o Sanchez si mette al lavoro e riesce nuovamente nel miracolo di mettere in piedi una nuova maggioranza. Oppure si rischia di cadere nell'abisso del blocco, che porterebbe inevitabilmente a nuove elezioni. E c'è già che chi prevede un ritorno alle urne già a dicembre.